Siria: giornalisti di Sky News attaccati a Idlib, dove continua l’offensiva di Assad

Pubblicato il 24 maggio 2019 alle 18:16 in Medio Oriente Siria

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Un gruppo di giornalisti e civili ha dichiarato di aver subito una serie di attacchi, nella provincia di Idlib, dopo essere stato localizzato da droni militari. Intanto, continua l’offensiva nell’ultima roccaforte dei ribelli in Siria, con ingenti danni alle infrastrutture civili, secondo quanto riferiscono alcune organizzazioni per la tutela dei diritti umani. 

La corrispondente speciale di Sky, Alex Crawford, e il suo equipaggio hanno raccontato gli eventi di cui sono stati testimoni, mentre stavano filmando alcune scene, nella città di Al Habit. Il gruppo ha riferito di aver avvistato alcuni droni militari, capaci di localizzare la loro posizione, prima di essere colpiti dal fuoco del regime siriano di Bashar Al-Assad e della Russia. “L’equipaggio di Sky News, chiaramente identificato come stampa, è stato deliberatamente preso di mira e attaccato dalle forze del regime siriano usando droni militari per localizzare la nostra posizione, prima di lanciare una serie di attacchi”, ha scritto la Crawford, per il sito di Sky News. Sulla piattaforma è disponibile una ripresa del momento in cui i giornalisti, e i civili che li accompagnavano, sono stati presi di mira. Una persona è rimasta lievemente ferita. “Eravamo con due attivisti politici civili quando il nostro piccolo gruppo di cinque persone è stato localizzato, bersagliato e colpito dalle forze del regime, supportate dalle forze aeree russe, che stavano bombardando la città di Al Habit nelle campagne di Idlib”, ha aggiunto la giornalista.

Nel video, la reporter sottolinea che i civili dell’area sono quotidianamente sottoposti a tali continue violenze, da quando è iniziata l’ultima campagna contro tale zona. A partire dal 30 aprile, l’esercito siriano fedele ad Assad, insieme ai suoi alleati, ha lanciato un’offensiva contro i territori compresi tra Hama e Idlib. Tale zona della Siria è interessata un’intesa tra Turchia, Russia, Iran e Siria, raggiunta il 17 settembre 2018 a Sochi. Questa mirava a scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili che erano evacuati da altre città. Quindi, era stata istituita un’area di 15 – 20 chilometri in cui queste persone, insieme a le proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse altre zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano di Assad, da quando l’ultima roccaforte dell’ISIS in Siria, Baghouz, è stata liberata, il 23 marzo. Tuttavia, già il 7 ottobre 2018, il presidente siriano Assad aveva dichiarato che l’accordo russo-turco era “temporaneo” e che nonostante fosse stato funzionale ad evitare spargimenti di sangue, il fine ultimo del suo governo rimaneva quello di ripristinare il controllo su tutta la Siria. 

I combattimenti nell’area si sono intensificati, nelle ultime 48 ore, a seguito del tentativo dei ribelli di lanciare una controffensiva, all’inizio del mese di maggio. I bombardamenti delle forze del regime siriano hanno danneggiato 2 scuole e 1 ospedale a Idlib dopo che gli insorti erano riusciti a colpire, con successo, una centrale elettrica in una città controllata dal governo di Assad. L’Unione delle Organizzazioni Mediche e di Soccorso del Paese ha riferito che 229 civili sono morti negli attacchi aerei contro Idlib e Hama. Inoltre, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha specificato che 665 persone, tra civili e ribelli, sono state uccise in 23 giorni di bombardamenti. Un portavoce del Dipartimento di Stato americano, Morgan Ortagus, martedì 21 maggio, ha dichiarato che il regime siriano potrebbe aver utilizzato nuovamente armi chimiche nell’attacco condotto il 19 maggio sulla Siria Nord-occidentale. Ortagus ha poi aggiunto che, nel caso in cui l’ipotesi venga confermata, gli USA risponderanno immediatamente ed in modo adeguato.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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