Re della Giordania incontra il presidente dell’Iraq e dell’Autorità Palestinese

Pubblicato il 24 maggio 2019 alle 12:57 in Giordania Iraq Palestina

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La Corte Reale della Giordania ha reso noto che, giovedì 23 maggio, si è tenuto un incontro tripartito ad Amman tra il sovrano giordano, il re Abdullah II, il capo dello Stato iracheno, Barham Salih, ed il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Mahmoud Abbas.

Durante il meeting, le parti coinvolte hanno sottolineato la necessità di sostenere la causa palestinese, affinché il popolo possa beneficiare dei diritti legittimi in uno Stato indipendente con capitale Gerusalemme Est. È stata altresì evidenziata l’importanza di continuare sulla strada del coordinamento e delle consultazioni su diverse questioni riguardanti il mondo arabo. L’obiettivo è il raggiungimento della pace e della stabilità nella regione. Pertanto, ad avviso dei tre leader, è necessario unire le proprie forze in un’azione congiunta che miri a far fronte alle crisi e alle sfide che compromettono la sicurezza regionale.

Nel quadro delle relazioni tra Iraq e Giordania, i due Paesi hanno discusso dello sviluppo di una cooperazione in diversi campi, in particolare economico e commerciale. Il re Abdullah II si è dichiarato a fianco di Baghdad nel raggiungimento della sicurezza e della stabilità nel Paese e delle aspettative di sviluppo e progresso del popolo iracheno. Salih e Abdullah II hanno altresì ribadito l’importanza assunta dal vertice tripartito di al Cairo, tenutosi lo scorso 24 marzo, dove si è discusso della loro cooperazione con l’Egitto.

Da parte sua, Abbas ha apprezzato la posizione presa dal regno giordano nel corso degli anni circa la questione palestinese. Sono stati elogiati anche gli sforzi profusi dal regno hashemita nel difendere i diritti dei palestinesi all’interno dei diversi fora internazionali.

L’incontro del 23 maggio giunge in concomitanza con le discussioni riguardanti il piano di pace, definito “accordo del secolo”, promosso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Tale patto mira a risolvere il conflitto israelo-palestinese, anche se ancora non sono noti i dettagli del contenuto. Probabilmente, verranno annunciati alla fine del mese di Ramadan, il prossimo 4 giugno. Sembrerebbe che alcune clausole includano il controllo permanente di Israele sulla Valle del Giordano e una presenza militare israeliana a lungo termine nella Cisgiordania occupata. È altresì probabile che la realizzazione del piano richieda miliardi di dollari, devoluti in aiuti finanziari ai palestinesi, da parte degli Stati del Golfo.

Da parte palestinese arrivano voci di dissenso. A loro avviso, l’accordo rappresenterebbe una negazione di quanto discusso fino ad ora su alcune questioni riguardanti la causa palestinese, tra cui la soluzione a due Stati ed il ritorno dei rifugiati. A tal proposito, il 20 maggio, l’autorità palestinese ha annunciato che non parteciperà all’incontro previsto per il 25 e 26 giugno in Bahrein, volto a promuovere gli investimenti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, sempre nel quadro del piano dell’amministrazione Trump.

Per quanto riguarda la Giordania, la sua posizione geografica, la storia e l’assetto politico hanno reso la monarchia hashemita un Paese politicamente stabile che, nel corso dei conflitti degli ultimi anni, sia interni alla regione sia internazionali, ha aperto i suoi confini ai rifugiati siriani e palestinesi. All’interno del panorama politico internazionale, Amman, da un lato, si è posta a fianco dell’Occidente prendendo parte alla coalizione anti- ISIS guidata dagli Stati Uniti mentre, dall’altro lato, ha stretto relazioni di notevole importanza con gli Stati del Golfo, soprattutto in seguito all’inizio delle primavere arabe del 2011.

Al contempo, il Paese è connesso anche alla questione palestinese. La popolazione del regno hashemita è costituita da circa il 70% di palestinesi, discendenti di coloro giunti nel Paese durante la dominazione hashemita della Cisgiordania, dal 1948 al 1967, e dei profughi dei numerosi conflitti israelo-palestinesi avvenuti dal secondo dopoguerra a oggi. La Giordania è poi l’unico paese arabo in Medio Oriente ad avere firmato un trattato di pace con Israele, il 26 ottobre 1994, che ha normalizzato le relazioni tra i due Paesi.

In tale contesto, il 5 dicembre 2017, il re Abdullah II aveva messo in guardia il presidente della Casa Bianca dal trasferimento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme e dal riconoscimento della Città Santa come capitale di Israele. Secondo il trattato di pace del 1994, la corona giordana è anch’essa protettrice dei luoghi santi di Gerusalemme ma, al di là di ciò, la decisione americana era stata considerata un tradimento allo stesso accordo ed un pericolo per la stabilità della regione. Il 18 febbraio 2019, Palestina e Giordania hanno poi istituito un Consiglio congiunto per il controllo e la gestione del Monte del Tempio di Gerusalemme. L’azione rappresenterebbe una risposta al piano di pace statunitense, di fronte al timore del ruolo speciale che l’Arabia Saudita potrebbe svolgere nella moschea di al-Aqsa se il patto andasse a buon fine.

Tra Iraq e Giordania le relazioni riguardano questioni militari, soprattutto nella lotta contro il terrorismo, ed economiche. Baghdad rappresenta uno dei principali esportatori di petrolio del regno hashemita, dove vengono importati circa 1.300 megawatt di elettricità, oltre a 28 milioni di metri cubici gas naturale per alimentare le centrali elettriche. Nel 2013, i due Paesi avevano raggiunto un accordo per istituire un condotto di 1.700 km per trasportare il petrolio dalla provincia irachena di Basra fino al porto giordano di Aqaba. Tuttavia, l’ascesa dell’ISIS in Iraq nell’anno successivo ha interrotto tale progetto, vista l’occupazione di gran parte del territorio iracheno da parte dei terroristi. Nel 2018, la Giordania ha rilanciato tale iniziativa, senza però fornire alcun dettaglio temporale per la costruzione del condotto.

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di Redazione

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