Oman: l’ “intermediario” del Golfo nella disputa tra Iran e Stati Uniti

Pubblicato il 24 maggio 2019 alle 16:47 in Iran Oman USA e Canada

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L’Oman ha affermato di voler ridurre le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran ponendosi come mediatore nella disputa. L’annuncio da parte delle autorità di Muscat arriva proprio nel momento in cui il Pentagono ha dichiarato che sta valutando la possibilità di schierare truppe aggiuntive in Medio Oriente per svolgere maggiori funzioni difensive.

Il piccolo ma strategico sultanato, che si trova proprio in prossimità dello stretto di Hormuz, all’ingresso del Golfo e vicino all’Iran, ha mantenuto buoni rapporti con Teheran nonostante diverse crisi regionali. Tale posizione geopolitica gli ha permesso di svolgere, già in passato, un importante ruolo di mediazione, anche con gli Stati Uniti.

“Noi cerchiamo di calmare le tensioni tra Washington e Teheran”, ha dichiarato con una nota il ministro di Stato per gli Affari Esteri, Yusuf bin Alawi bin Abdullah. “Una guerra potrebbe danneggiare il mondo intero e sia la parte americana sia quella iraniana sono consapevoli dei pericoli”. L’Oman ha in precedenza svolto un ruolo cruciale nel riunire i negoziatori di Washington e Teheran ai colloqui preliminari che hanno portato all’accordo sul nucleare del 14 luglio 2015.

Da quando si è ritirato dall’accordo, l’8 maggio 2018, il presidente americano Donald Trump ha colpito la Repubblica Islamica con la reintroduzione di severe sanzioni che, non solo, vietano l’esportazione di petrolio iraniano, ma prendono anche di mira i Paesi che continuano ad acquistarlo. Dal canto suo, l’Iran ha annunciato, l’8 maggio, che non avrebbe più rispettato le limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare e ha denunciato la crescente pressione americana contro Teheran e il mancato intervento dei Paesi europei a tale riguardo. Così Washington ha aumentato ulteriormente la pressione sull’Iran con lo schieramento nel Golfo di una task force di portaerei e di un gruppo di bombardieri B-52, oltre a una nave d’assalto anfibio e a una batteria di difesa missilistica. Per gli Stati Uniti queste iniziative fanno parte di un’operazione difensiva che risulta necessaria per via dell’accresciuta minaccia ai suoi interessi e a quelli dei suoi alleati in medio Oriente da parte dell’Iran.

Anche l’Iraq ha sottolineato che è indispensabile allentare le tensioni tra Washington e Teheran, entrambi partner importanti per Baghdad. Il primo ministro iracheno Adel Abdel Mahdi ha annunciato che intende anche lui inviare molto presto una propria delegazione sia negli Stati Uniti sia in Iran.

Per decenni l’Oman ha mantenuto un fragile equilibrio diplomatico, rapportandosi con l’Arabia Saudita, con l’Iran e con il resto dei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) senza prendere parte ai violenti scontri regionali. Il Sultanato dell’Oman è stato spesso descritto come “intermediario” o “oasi di pace e stabilità” a causa della sua neutralità e del suo ruolo di mediatore nelle contese regionali e nazionali. Tuttavia, la tradizionale posizione dell’Oman potrebbe essere compromessa dalle crescenti tensioni geopolitiche della stessa regione. La crisi diplomatica tra Arabia Saudita e Qatar e la decisione del presidente americano Donald Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare iraniano hanno innescato cambiamenti impressionanti nella penisola arabica.  

L’Oman ha adottato, anche in passato, politiche impensabili per gli altri Stati del Golfo Arabo. Ad esempio, ha sostenuto il trattato di pace dell’Egitto con Israele nel 1979 e ha aderito alla Dottrina Cartera favore dell’intervento militare statunitense nel Golfo Persico, nel 1980. Muscat, la capitale dell’Oman, ha sostenuto queste politiche durante gli anni ’80, anche dopo l’adesione al Consiglio del Golfo, dove altri membri dell’organizzazione si sono opposti o hanno rifiutato di approvare tali politiche pubblicamente.

L’attuale politica estera dell’Oman si adatta agli interessi regionali iraniani anche a causa delle strette relazioni politico-militari di Oman con gli Stati Uniti. Ci si aspetta che in futuro Muscat mantenga una politica estera simile a quella attuale, pragmatica e indipendente. Ciò potrà essere reso possibile dalla continua cooperazione politico-militare con gli Stati Uniti, unita alle relazioni positive dell’Oman con Teheran. Né Washington né Teheran trarrebbero beneficio dal permettere all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti di minacciare la politica estera indipendente dell’Oman. Vedere il Paese diventare un altro Bahrein, dominato dall’Arabia Saudita, non è il desiderio di molti. La sapiente navigazione attraverso le acque tempestose del Golfo, grazie alla quale l’Oman si è guadagnato la reputazione di giocatore neutrale, sarà dunque messa a dura prova nel prossimo futuro.

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Chiara Gentili

di Redazione

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