May annuncia le dimissioni: lascerà il 7 giugno

Pubblicato il 24 maggio 2019 alle 12:49 in Europa UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro britannico Theresa May ha annunciato che si dimetterà il 7 giugno, lasciando il vertice del suo partito e dando il via a una competizione per determinare il nome del suo successore.

Con un discorso pubblico pronunciato fuori da Downing Street, la May ha dichiarato che si ritirerà dalla dirigenza del Partito conservatore il 7 giugno e che, dalla settimana successiva, inizierà la sfida per la nomina del nuovo leader dei Tory. Il prescelto dovrà poi subentrare alla guida del governo, ottenendo il mandando di primo ministro del Regno Unito. L’insediamento del nuovo premier è previsto entro la fine di luglio. Fino ad allora, la May resterà in carica.

“Presto lascerò il lavoro che è stato l’onore della mia vita”, ha affermato con la voce rotta dall’emozione davanti ai media e ai giornalisti. “Il secondo primo ministro femminile, ma certamente non l’ultimo”. “Lo faccio senza malevolenza ma con una gratitudine grande e duratura per aver avuto l’opportunità di servire il Paese che amo”, ha aggiunto la premier britannica.

May, che ha sopportato crisi e umiliazioni nel tentativo di trovare un accordo sulla Brexit che il Parlamento potesse ratificare, ha dichiarato che non nutre alcun risentimento. Lascia, tuttavia, un Paese profondamente diviso e un’élite politica bloccata su come, quando e se abbandonare l’Unione europea. Secondo il primo ministro, il suo successore avrà necessariamente bisogno di trovare un consenso parlamentare sulla Brexit.

Theresa May, una volta reticente sostenitrice dell’adesione all’UE, ha ottenuto il ruolo di premier il 13 luglio 2016, nel mezzo del tumulto che ha seguito il referendum sull’uscita dall’Unione, il 23 giugno di quell’anno. Si dimette lasciando irrealizzati i suoi impegni centrali, ovvero quello di portare il suo Paese fuori dal blocco degli Stati europei e di risanare le divergenze.

I principali contendenti della May, finora individuati, vorrebbero tutti un accordo di divorzio più duro, nonostante l’Unione Europea abbia fatto sapere che non rinegozierà il Trattato di recesso che ha sottoscritto a novembre.

L’ultima mossa sulla Brexit del primo ministro britannico era fallita mercoledì 22 maggio dopo che la May aveva offerto al Parlamento la proposta di un secondo referendum e di accordi commerciali più ravvicinati in cambio di un voto favorevole al suo accordo. L’idea, tuttavia, non aveva conquistato né i legislatori dell’opposizione né molti membri del suo stesso partito.

Il Consiglio Europeo ha deciso di garantire a Londra altri 6 mesi per organizzare l’uscita. Chiunque sarà il primo ministro, la Gran Bretagna avrà tempo per lasciare l’Unione fino al 31 ottobre. Alla scadenza, bisognerà prendere una decisione definitiva riguardo al rimanere o meno nell’UE.

La crisi della Gran Bretagna ha stordito alleati e nemici allo stesso modo, costringendo il governo di Londra ad affrontare una serie di opzioni. Tra queste ci sono: un’uscita con accordo, per facilitare la transizione; un’uscita senza accordo, cioè una “no deal” Brexit”; un’elezione; e infine, un secondo referendum.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.