India-Pakistan: forze indiane uccidono affiliato di al Qaeda nel Kashmir

Pubblicato il 24 maggio 2019 alle 11:21 in India Pakistan

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Le forze di sicurezza indiane hanno ucciso nel Kashmir il leader di un gruppo militante affiliato ad al Qaeda, innescando ulteriori proteste in alcune parti della regione contesa. Zakir Rashid Bhat, 25 anni, è stato intrappolato in casa dalla polizia verso la tarda mattinata di giovedì 23 maggio, ma durante l’operazione le fiamme sono divampate nell’appartamento e l’uomo è stato colpito da un agente.

“Mentre stavamo ripulendo la casa dai detriti, Zakir ha cercato di alzarsi. Le nostre truppe hanno sparato contro di lui ed è stato ucciso”, ha affermato un ufficiale delle forze di polizia.

Bhat, ex comandante degli Hizbul Mujahideen, il più grande gruppo di terroristi che combatte contro il dominio indiano nel Kashmir, ha dichiarato la sua associazione con al Qaeda nel 2017. Conosciuto anche come Zakir Musa, è stato da molti considerato il legittimo successore di Burhan Wani, popolare comandante del gruppo la cui morte, nel 2016, aveva provocato gravi scontri e la morte di almeno 90 civili.

Alcuni sostenitori di Bhat hanno acceso proteste contro le forze di sicurezza indiane fin dalla serata di giovedì e ci sono notizie di manifestazioni tuttora in corso in diverse regioni del Kashmir. Temendo la diffusione incontrollata dei disordini, le autorità hanno ordinato la chiusura delle scuole e la sospensione dei servizi ferroviari nelle aree più interessate dalle agitazioni

Qualsiasi tumulto su larga scala nella regione rappresenterebbe una sfida per il neoeletto primo ministro indiano Narendra Modi, che ha appena riscosso, giovedì 23 maggio, un’imponente vittoria elettorale e si sta preparando a condurre il suo secondo mandato.

Da decenni i separatisti del Kashmir combattono un conflitto armato contro il dominio indiano, con una parte di loro, la maggioranza, che vuole l’indipendenza per la regione himalayana, e un’altra che punta a unirsi al Pakistan, storico rivale di Nuova Delhi.

L’India ha intensificato la sua offensiva contro i militanti della regione a maggioranza musulmana da quando un attacco terroristico, il 14 febbraio, ha ucciso 40 soldati indiani nel Kashmir e ha portato l’India e il Pakistan sull’orlo della guerra. L’attentato è stato effettuato tramite un’autobomba e ha rappresentato il peggior assalto degli ultimi decenni durante la ribellione in Kashmir, l’unico Stato a maggioranza musulmana in India. 

La situazione è ulteriormente peggiorata il 26 febbraio, quando l’aviazione di Nuova Delhi ha colpito un campo di addestramento del gruppo islamista Jaish-e-Mohammad (JeM), legato ad al-Qaeda e inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dall’Onu nel 2001, in Pakistan. Il giorno successivo, Islamabad aveva abbattuto 2 jet indiani, catturando un pilota. Il raid indiano contro il campo di addestramento arrivava a seguito della rivendicazione dell’attacco suicida del 14 febbraio da parte di JeM. Le autorità di Nuova Delhi avevano reso noto che “un numero molto alto” di terroristi erano morti a causa dei bombardamenti del 26 febbraio. In questo modo, hanno sottolineato, era stata impedita la realizzazione di ulteriori attentati imminenti contro l’India.

I contrasti tra i due Paesi in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si torva a cavallo tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione amministrativa, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle aree amministrate dall’altro Paese. Queste tensioni hanno causato la guerra indo-pakistana del 1947, che ha portato alla suddivisione degli attuali confini. Da allora, il Pakistan controlla circa un terzo del Kashmir, mentre l’India ne controlla circa metà.

Per anni l’India ha accusato il Pakistan, musulmano, di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan nega le accuse a suo capo, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana. La Casa Bianca, in una dichiarazione dello stesso 15 febbraio, ha sollecitato il Paese asiatico “a porre immediatamente fine al sostegno e al porto sicuro fornito a tutti i gruppi terroristici che operano sul suo territorio”. Benché abbia espresso la volontà di aprire colloqui di pace con l’India, il Pakistan ha annunciato, come presunto segnale di avvertimento, di aver condotto un lancio di addestramento di un missile balistico che è in grado di trasportare armi nucleari o convenzionali fino a 1.500 miglia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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