Gli USA tornano a comprare il petrolio venezuelano

Pubblicato il 24 maggio 2019 alle 6:20 in USA e Canada Venezuela

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Le esportazioni di petrolio dal Venezuela agli Stati Uniti per la settimana tra il 13 e il 17 maggio sono ammontate a 49.000 barili al giorno.

Un anno fa, nella settimana fino al 18 maggio 2018, questa importazione ammontava a 352.000 barili al giorno.

Allo stesso tempo, secondo i dati ufficiali, gli Stati Uniti non hanno acquistato petrolio venezuelano nelle ultime due settimane. Ad aprile, Washington ha effettuato piccoli acquisti di petrolio dal Venezuela, per una media che va dai 71 ai 191mila barili al giorno. Prima di questo, nella seconda metà di marzo, gli Stati Uniti non hanno importato petrolio venezuelano per ben tre settimane.

Il 28 gennaio, Washington ha annunciato l’imposizione di sanzioni contro la compagnia petrolifera di stato venezuelana PDVSA, bloccandone i beni e gli interessi nella sua giurisdizione per un valore totale pari a 7 miliardi di dollari e vietando ogni transazione con la compagnia. Secondo la Casa Bianca, altri 11 miliardi di dollari verranno persi dalla compagnia a causa delle mancate forniture di petrolio.

Nel frattempo, il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha affermato che gli Stati Uniti hanno disperatamente bisogno delle risorse naturali del suo paese, come petrolio e gas.

“Quello che Trump sta cercando in Venezuela è il petrolio venezuelano, la ricchezza del Venezuela: oro, gas, diamanti e altre risorse naturali”, ha dichiarato Maduro in un’intervista a Russia Today.

All’inizio di maggio, l’opposizione venezuelana aveva tentato di realizzare un colpo di stato. Juan Guaidó e i suoi sostenitori si erano radunati a Caracas di fronte alla base militare di Carlota. In precedenza, Guaidó aveva invitato il popolo venezuelano e l’esercito a scendere in strada per completare l’operazione e rovesciare il presidente Nicolás Maduro. Da parte sua, Maduro, così come il ministro della Difesa, il generale Vladimir Padrino, hanno dichiarato la lealtà delle forze armate alle autorità legittime. Successivamente, l’amministrazione presidenziale ha annunciato il fallimento del tentativo di colpo di stato e Maduro ha ordinato l’apertura di un’inchiesta.

Lo scorso 30 aprile, infatti, Guaidó aveva annunciato l’inizio della fase finale della cosiddetta “Operazione Libertà”, volta a rovesciare il governo di Maduro servendosi dell’esercito. Il governo statunitense è tra i principali sostenitori del leader dell’opposizione.

Sullo sfondo della dichiarazione di Guaidó, i suoi sostenitori hanno organizzato una rivolta a Caracas nel distretto Chacao. Per disperderli le forze dell’ordine hanno usato i gas lacrimogeni. A seguito degli ultimi scontri, secondo stime non ufficiali, in tutto il paese 13 persone sono morte e oltre un centinaio sarebbero rimaste ferite.

Da gennaio il paese caraibico sta affrontando una grave crisi politica ed economica. Lo scorso 5 gennaio Juan Guaidó è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale, controllata dall’opposizione. Il 23 gennaio, l’opposizione venezuelana ha tentato un colpo di stato e il presidente del parlamento, Juan Guaidó, si è autoproclamato presidente ad interim del Paese. Questa azione è stata appoggiata dagli Stati Uniti e da oltre 50 paesi. Oltre che dalla Russia, che ha inviato negli ultimi mesi alcuni suoi militari a Caracas, Maduro, che rimane attualmente il legittimo presidente costituzionalmente eletto del paese caraibico, è sostenuto da diversi paesi tra cui spiccano Cuba, partner storico di Caracas, Messico, Cina, Turchia, Bielorussia, Indonesia, Bolivia, Iran, Siria, El Salvador e Nicaragua.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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