Afghanistan: esplosione in una moschea di Kabul durante la preghiera del venerdì

Pubblicato il 24 maggio 2019 alle 17:06 in Afghanistan Asia

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In Afghanistan, una moschea di Kabul è stata colpita, venerdì 24 maggio, da un’esplosione che ha ucciso un anziano predicatore islamico e ha ferito almeno 16 fedeli riuniti per la preghiera del venerdì. Lo hanno riferito alcuni funzionari del Ministero dell’Interno, i quali hanno specificato che il predicatore, Mawlawi Rayhan, sarebbe stato un sostenitore del governo afgano, appoggiato dall’Occidente, che i militanti talebani cercano di abbattere.

La bomba ha colpito la moschea di Al-Taqwa in un momento in cui decine di uomini si erano radunati per pregare. 16 sono rimasti feriti ma il bilancio delle vittime potrebbe aumentare. Nessun gruppo militante ha ancora rivendicato la responsabilità dell’attacco.

Nell’ultimo attentato dei talebani in Afghanistan, il 22 maggio, l’esplosione di un’autovettura ha colpito la città di Ghazni e ha provocato la morte di 2 poliziotti e 1 bambino. Le violenze nel Paese, tuttavia, non si arrestano mai. Qualche giorno prima, i talebani avevano compiuto un altro assalto in Afghanistan, il 14 maggio. In tale giorno, le autorità afghane avevano riferito che un gruppo di militanti aveva attaccato una postazione militare a Farah, nell’omonima provincia occidentale del Paese.

Le continue violenze degli ultimi mesi sottolineano i lenti progressi del processo di pace e le debolezze in fatto di sicurezza che sono emerse nei negoziati di maggio a Doha, in Qatar, iniziati l’1 maggio e terminati il 9 dello stesso mese. In tali incontri gli Stati Uniti hanno tentato di trovare un accordo con i talebani per portare la pace nel Paese. Tuttavia, le due parti continuano ad apparire in evidente contrasto sulla questione chiave del ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan, la questione principale che è stata discussa negli incontri.

Si è trattato del sesto round di negoziati tra talebani e USA. Tali incontri volevano tentare di porre fine alla più lunga guerra degli Stati Uniti, con un accordo per il ritiro americano dal territorio. Dopo i colloqui, il 9 maggio, Suhail Shaheen, portavoce dei talebani, aveva scritto in un post su Twitter che i negoziati sono stati “positivi e costruttivi”, aggiungendo che le parti si incontreranno di nuovo. “Entrambe le fazioni si sono ascoltate con cura e pazienza”, ha comunicato Shaheen. Da parte sua, il capo della delegazione degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, aveva dichiarato che i colloqui con i talebani stavano facendo progressi costanti, ma lenti. Khalilzad ha, tuttavia, sottolineato una crescente frustrazione per l’inarrestabile violenza che continua a minare la sicurezza del Paese.

La NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. Tale dichiarazione è arrivata a seguito della richiesta dei talebani di fornire una data precisa per il ritiro completo delle forze straniere dal Paese. Nicolas Kay, rappresentante della NATO per l’Afghanistan, ha dichiarato che l’alleanza vuole assicurarsi della stabilità dell’area, prima di pensare ad un ritiro delle proprie forze. “Un accordo di pace sarà duraturo e sostenibile solo se si baserà sui progressi fatti negli ultimi 17 o 18 anni “, ha affermato. Con tale dichiarazione, Kay ha menzionato, nello specifico, lo sviluppo della democrazia e la crescente attenzione per la tutela dei diritti umani.

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Chiara Gentili

di Redazione

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