Veleno e proteste: tre giorni di caos in Abchazia

Pubblicato il 23 maggio 2019 alle 6:30 in Georgia Russia

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Tre giorni di proteste hanno scosso la Repubblica di Abchazia, autoproclamatasi indipendente dalla Georgia nel 1992 e riconosciuta ufficialmente a partire dal 2008 solo da Russia, Nicaragua, Venezuela, Siria e Nauru.

Lunedì 20 maggio l’opposizione ha annunciato una “manifestazione di insubordinazione e protesta” davanti al parlamento di Sukhumi dopo la decisione dei deputati di non posticipare le elezioni presidenziali, previste per il prossimo 21 luglio. 

Il presidente dell’Abchazia Raul Khajimba ha allora lanciato un allarme avvertendo dei “tentativi dell’opposizione di assumere il potere”. Il messaggio del capo dello stato è stato pubblicato sul sito ufficiale della Presidenza della Repubblica.

“Le azioni dell’opposizione aggravano la situazione sociale e politica. I fatti che abbiamo osservato negli ultimi giorni testimoniano un tentativo di impossessarsi del potere, nonostante i leader dell’opposizione cerchino di spiegarli con buone intenzioni democratiche” – ha scritto il presidente Khajimba.

Gli oppositori esigevano le dimissioni del presidente e il rinvio delle presidenziali al prossimo autunno in modo da dare la possibilità al candidato dell’opposizione di presentarsi. Aslan Bzhania, leader dell’opposizione non può presentarsi alle elezioni del 21 luglio in quanto non in grado di ufficializzare la propria candidatura entro l’11 giugno, come previsto dalla legge elettorale.

Aslan Bzhania, favorito secondo tutti i sondaggi, infatti, è in gravi condizioni in un ospedale di Mosca sin dal 19 aprile scorso. Il suo sistema respiratorio è compromesso e non può parlare. Due giorni dopo il suo ricovero in ospedale, due delle sue guardie del corpo sono state ricoverate con sintomi simili, sebbene non altrettanto gravi. Le sue guardie del corpo sono state dimesse dall’ospedale, ma continuano le cure. Non ci sono previsioni su quando Bzhania può lasciare l’ospedale.

La famiglia di Bzhania ha inviato dei campioni a un laboratorio di Monaco di Baviera per un’analisi chimica, lo studio ha rilevato la presenza di una grande dose di mercurio, alluminio e sangue. Le analisi sono state fatte dopo che Bzhania ha subito due cicli di procedure di purificazione del sangue, il che significa che gli indicatori iniziali erano potenzialmente mortali.

Quasi tutti gli esperti concordano sul fatto che l’unico motivo per avvelenare Aslan Bzhania potrebbe essere l’intenzione di non consentirgli di prendere parte alla campagna elettorale presidenziale in Abkhazia, iniziata il 21 maggio nonostante le proteste dell’opposizione.

Proprio in concomitanza con l’inizio ufficiale della campagna elettorale, infatti, nella notte tra lunedì 20 e martedì 21 maggio manifestanti dell’opposizione hanno bloccato i punti presidiati dal servizio di pattugliamento delle forze dell’ordine sulle principali arterie della capitale e lungo la ferrovia che attraversa il paese. Martedì  21 maggio i dimostranti hanno annunciato che avrebbero sbloccato il traffico, aggiungendo però che se le loro richieste non saranno soddisfatte si ritengono in “diritto di bloccare nuovamente la ferrovia principale del paese”.

Nella notte tra il 21 e il 22 maggio Khajimba ha incontrato i vertici dell’opposizione ed ha concordato il rinvio del voto di un mese e quattro giorni. Le elezioni dovrebbero dunque tenersi il 25 agosto.

La discriminante tra maggioranza e opposizione in Abchazia non è, contrariamente a molte altre zone della regione, tra filo-russi e anti-russi, ma risponde a dinamiche politiche locali. L’esistenza politica e la solvibilità economica dell’Abchazia indipendente dipendono infatti esclusivamente da Mosca, il cui esercito funge da deterrente ad ogni velleità di riconquista da parte della Georgia e la cui assistenza finanziaria ammonta a circa 5 miliardi di rubli annui, con cui il governo di Sukhumi paga stipendi e pensioni.

Bzhania, in particolare, è fautore di una maggiore integrazione con la Russia, pur preservando la sovranità dell’Abchazia. Propone di aprire a cittadini russi la possibilità di acquistare proprietà in Abchazia come viatico di sviluppo del paese, di riconoscere diritti alle minoranze georgiana, russa, armena e greca, ma al contempo chiede che la conoscenza dell’abchaso e la residenza nel paese siano requisiti fondamentali per la partecipazione politica. Pur volendo riattivare il commercio con Georgia, Armenia e Iran (la vecchia ferrovia risalente ai tempi dell’URSS che collegava il porto di Sukhumi a Tbilisi, Erevan e Teheran è bloccata sin dal 2008), Bzhania si proponeva di accrescere il ruolo di ricerca dell’azienda petrolifera russa Rosneft in Abchazia e si era detto pronto a riconoscere la Crimea come parte della Russia.

Il presidente uscente, Raul Khajimba, salito al potere dopo le proteste che nel 2014 costrinsero alle dimissioni il predecessore Ankvab, è un nazionalista abchaso, totalmente avverso al riconoscere diritti alle minoranze, in particolare a quella georgiana, fautore di maggiore autonomia politica rispetto a Mosca, con cui al contrario vuole maggiore integrazione economica (d’altronde il sostegno finanziario del Cremlino è stato concordato durante il suo mandato) e al contempo totalmente avverso a ogni riavvicinamento alla Georgia. 

 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dal russo e dell’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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