USA: liberato dopo 17 anni il “talebano americano” John Walker Lindh

Pubblicato il 23 maggio 2019 alle 15:57 in Afghanistan USA e Canada

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John Walker Lindh, l’americano che era stato catturato mentre combatteva a fianco dei talebani afghani nel novembre 2001, è stato rilasciato giovedì 23 maggio, tra le preoccupazioni che l’uomo possa non aver abbandonato l’ideologia jihadista.

La liberazione di Lindh, conosciuto negli Stati Uniti come “detenuto 001”, avviene dopo 17 anni di carcere e resuscita nel Paese i ricordi degli attacchi dell’11 settembre. È poi da sottolineare che, dopo quasi due decenni, gli Stati Uniti continuano ancora a combattere contro i talebani con scarse prospettive future di pace. I rappresentanti dei talebani hanno chiesto che venga stabilita una data per il ritiro delle forze straniere dal Paese. Da parte sua, Washington ha chiesto l’assicurazione che il territorio afghano non sarà utilizzato per minacciare le nazioni vicine. 

Le immagini di Lindh, che lo ritraevano sporco, spettinato e con la barba mentre era legato ad una barella subito dopo la sua cattura, divennero il simbolo del nemico da combattere durante la Guerra americana al terrorismo.

Lindh, 38 anni, viene rilasciato dalla prigione di massima sicurezza di Terre Haute, Indiana, tre anni prima rispetto ai 20 inizialmente stabiliti, grazie ad uno sconto di pena per buona condotta.

Figlio di una coppia borghese che vive a nord di San Francisco, Lindh si è convertito all’Islam a 16 anni e nel 1998 ha viaggiato nello Yemen per studiare l’arabo. A metà del 2001, apparentemente attratto dalle vicende afghane, l’uomo si arruolò nella lotta dei talebani contro l’Alleanza del Nord. Dopo che gli Stati Uniti sono intervenuti in Afghanistan, a seguito degli attacchi dell’11 settembre 2001, Lindh è stato uno delle centinaia di combattenti talebani catturati il 25 novembre dalle forze dell’Alleanza. Una volta tornato negli USA, Lindh ricevette molteplici accuse di terrorismo e cospirazione contro gli americani, tanto che diversi politici e generali chiedevano come condanna finale la pena di morte. Tuttavia, nel luglio 2002, gli sono stati attribuiti solo alcuni reati di portata minore, tra cui aiuti illegali ai talebani e trasporto di armi ed esplosivi, portandolo ad una condanna di 20 anni di reclusione.

Secondo molte testimonianze, Lindh si sarebbe saldamente aggrappato alla sua fede islamica durante la prigionia. L’uomo ha passato molti anni con alcune decine di altri prigionieri musulmani nel carcere di Terre Haute, dove i contatti con estranei e media esterni sono comunque strettamente controllati.

Un rapporto interno del Centro antiterrorismo nazionale statunitense, condotto nel 2017, ha riferito che Lindh avrebbe continuato a “difendere lo jihad globale e a scrivere e tradurre testi estremisti violenti”. L’affermazione, tuttavia, non è stata sostenuta da alcuna prova pubblica e i documenti del tribunale non hanno mai definito Lindh come sostenitore dello “jihad globale”.

La famiglia e l’avvocato di Lindh sono rimasti in silenzio prima del suo rilascio e non hanno dato indicazioni su dove andrà e cosa farà. Per i successivi tre anni, egli dovrà affrontare la libertà vigilata e non sarà in grado di viaggiare all’estero o di navigare liberamente su Internet.

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Chiara Gentili

di Redazione

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