Turchia: fonte anonima rivela che Ankara non importa più petrolio dall’Iran

Pubblicato il 23 maggio 2019 alle 17:38 in Iran Turchia USA e Canada

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Ankara ha smesso di importare petrolio dall’Iran per rispettare le sanzioni americane, ha riferito oggi, mercoledì 23 maggio, un funzionario turco, che ha preferito rimanere anonimo, durante la visita a Washington del vice-ministro degli Affari Esteri di Ankara, Yavuz Selim Kiran. “Come alleato strategico degli Stati Uniti rispettiamo le sanzioni americane all’Iran”, ha riferito l’uomo, secondo quanto riportato dal quotidiano The New Arab.

Da quando si è ritirato dall’accordo nucleare con Teheran, l’8 maggio 2018, il presidente americano Donald Trump ha colpito la Repubblica Islamica con la reintroduzione di severe sanzioni che, non solo, vietano l’esportazione di petrolio iraniano, ma prendono anche di mira i Paesi che continuano ad acquistarlo.

La Turchia era tra le 8 potenze, tra cui Cina, India e Giappone, che erano state inizialmente esonerate dalle sanzioni americane e autorizzate a continuare le importazioni di greggio iraniano. Le esenzioni, tuttavia, sono terminate il 2 maggio e non sono state più rinnovate. L’8 maggio, Teheran ha quindi annunciato che non avrebbe più rispettato le limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare, firmato il 14 luglio 2015, denunciando la crescente pressione americana contro la Repubblica Islamica e il mancato intervento dei Paesi europei a tale riguardo. A complicare ulteriormente il quadro, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, che avrebbero dovuto aumentare la propria produzione di greggio per mantenere stabile il prezzo, hanno subito una serie di attacchi contro mezzi navali e infrastrutture legate alla produzione di petrolio nel Golfo Persico, nelle giornate del 13 e 14 maggio

Subito dopo l’annuncio americano sulla fine delle esenzioni, Ankara sembrava essere contraria alla decisione e intenzionata a non rispettarla, ma, secondo quando dichiarato dall’ufficiale anonimo, la Turchia in realtà aveva interrotto le importazioni già dal 2 maggio.

Durante l’incontro a Washington tra la delegazione turca e quella americana, sono stati discussi diversi temi caldi per le relazioni tra i due Paesi, uno fra i tanti quello del controverso acquisto da parte di Ankara del sistema di difesa missilistico russo S-400, ritenuto dalla Casa Bianca incompatibile con gli standard della NATO. Trump sostiene che la compravendita di armi dalla Russia rappresenterebbe una minaccia per la difesa occidentale e, da aprile, ha ammonito che la mossa potrebbe mettere a repentaglio la partecipazione di Ankara nel progetto dei jet F-35 della Lockheed Martin, minacciando possibili sanzioni. Tuttavia, da Washington, il vice ministro turco ha riferito ai giornalisti che il contratto con Mosca per l’acquisto del sistema di contraerea “è un affare fatto”.

Il governo turco ha proposto un gruppo di lavoro tecnico congiunto con l’amministrazione Trump per tentare di dissipare ogni timore da parte degli Stati Uniti, preoccupati che gli S-400 vengano utilizzati per raccogliere dati tecnologici sugli aerei militari della NATO. “Stiamo ancora aspettando la risposta americana sul gruppo tecnico”, ha detto il funzionario turco.

Le relazioni USA-Turchia sono diventate tese anche su altre questioni, come il sostegno degli Stati Uniti alle forze curde siriane etichettate come terroristi da Ankara o il rifiuto di Washington di estradare il predicatore musulmano con sede in Pennsylvania, Fethullah Gulen, accusato di essere dietro al fallito colpo di stato del 15 luglio 2016 in Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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