Libia: delegazione della Cirenaica condanna l’offensiva di Haftar

Pubblicato il 23 maggio 2019 alle 19:17 in Africa Libia

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Il capo del Consiglio presidenziale libico, Fayez Al-Sarraj, ha incontrato in Tunisia una delegazione della regione orientale della Libia, la Cirenaica, che ha condannato duramente l’offensiva del generale Khalifa Haftar sulla città di Tripoli definendola una “vigliacca offensiva”.

Al-Sarraj ha chiesto alla delegazione di ostacolare i tentativi di compromettere definitivamente la situazione del Paese nordafricano, affermando che il ruolo dei rappresentanti e dei dignitari dell’est è molto importante per salvare l’unità sociale della Libia.

L’impegno prioritario di tutti le parti in campo, secondo il capo del Consiglio presidenziale, sarebbe quello di evitare ulteriori spargimenti di sangue. Al-Sarraj ha cercato di ottenere il sostegno della delegazione orientale sostenendo che non si tratta di un conflitto tra est e ovest ma di uno scontro tra chi vuole lo stato civile e chi punta a instaurare un regime militare.

“Esorto tutte le tribù orientali a ritirare i loro figli dalla battaglia il cui unico scopo è quello di favorire gli interessi di un individuo che desidera prendere il potere”, ha aggiunto il primo ministro libico.

La delegazione ha respinto la guerra su Tripoli e ha affermato che Haftar non rappresenta la Cirenaica. Il membro del Consiglio Supremo dello Stato, Ahmed Langi, ha annunciato a tal proposito la formazione della cosiddetta Società Cirenaica, un’associazione formata da tutte le tribù e le componenti sociali orientali, i cui membri dovranno incontrarsi con gli ambasciatori dei Paesi stranieri per trasmettere il vero messaggio della regione orientale in Libia. Langi ha poi aggiunto che il capo e il vice capo della Società visiteranno le città libiche per mostrare la reale posizione della regione Cirenaica in merito all’attacco su Tripoli e per favorire il dialogo sulla fine dei combattimenti.

L’assalto condotto da Khalifa Haftar contro Tripoli ha causato, da quando è iniziato, il 4 aprile, ad oggi, la morte di almeno 510 persone, secondo quanto riferisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra queste vittime vi sono numerosi civili e operatori sanitari. Il numero di abitanti costretti ad abbandonare le proprie case ha invece superato le 75.000 persone.

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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