India: pubblicati i risultati elettorali, vince il partito del premier Modi

Pubblicato il 23 maggio 2019 alle 15:12 in Asia India

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Il primo ministro indiano Narendra Modi ha riscosso un’enorme vittoria elettorale, giovedì 23 maggio, con il suo partito, il Bharatiya Janata Party (BJP), di stampo indù-nazionalista, in procinto di aumentare la sua maggioranza in Parlamento perseguendo politiche favorevoli alle imprese e una linea dura sulla sicurezza nazionale.

I dati ufficiali della Commissione elettorale mostrano il partito di Modi in testa, con 298 dei 542 seggi disponibili, 16 in più di quelli conquistati nel 2014. Per ottenere la maggioranza nel Lok Sabha, la Camera bassa del Parlamento indiano, sono necessari almeno 272 seggi. L’esito appena comunicato darebbe al Bharatiya Janata Party una maggioranza parlamentare continuativa dal 1984.

“Insieme creeremo un’India forte e inclusiva”, ha dichiarato Modi su Twitter giovedì. “L’India vince ancora!”

La vittoria del primo ministro e del suo partito ha stimolato i mercati finanziari e gli investitori si aspettano che il suo governo continui a perseguire le riforme economiche promesse. In particolare, il partito ha insistito sulla necessità di creare nuovi posti per le decine di milioni di giovani che entreranno nel mercato del lavoro nei prossimi anni e sull’aumento dei redditi agricoli. “Le sfide immediate sono l’occupazione, la questione del reddito agricolo e il rilancio del settore bancario”, ha dichiarato il capo economista di Care Ratings, Madan Sabnavis, a Mumbai.

Tuttavia, rispettare la sua promessa di unire il Paese sarà difficile, poiché la campagna del BJP è stata spesso divisiva e ha spinto gli abitanti della minoranza musulmana a temere di essere considerati cittadini di seconda classe. Anche la posizione del partito contro il movimento separatista nella regione del Kashmir, a maggioranza musulmana, ha aggiunto tensioni e ha inasprito i rapporti con il Pakistan, storico rivale nucleare dell’India. Il 14 febbraio un attacco con autobomba su un convoglio di sicurezza nel Kashmir ha ucciso 44 persone, tra poliziotti paramilitari e civili.

Per anni l’India ha accusato il Pakistan, musulmano, di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan nega le accuse a suo capo, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana. La Casa Bianca, in una dichiarazione dello stesso 15 febbraio, ha sollecitato il Paese asiatico “a porre immediatamente fine al sostegno e al porto sicuro fornito a tutti i gruppi terroristici che operano sul suo territorio”. Benché abbia espresso la volontà di aprire colloqui di pace con l’India, il Pakistan ha annunciato, come presunto segnale di avvertimento, di aver condotto un lancio di addestramento di un missile balistico che è in grado di trasportare armi nucleari o convenzionali fino a 1.500 miglia.

Per far fronte a queste elezioni, le più imponenti del mondo, l’India ha diviso la popolazione in turni. Alcuni elettori hanno votato l’11 aprile, altri invece in date successive: il 18, il 23 e il 29 aprile e poi il 6, il 12 e il 19 maggio. Sette giornate di consultazioni elettorali rappresentano l’unico espediente per riuscire a garantire il diritto di ogni cittadino a esprimere il proprio voto. Durante la prima fase, l’11 aprile, 142 milioni di indiani, in 20 distretti amministrativi e stati federali, sono stati chiamati a votare. Nelle otto circoscrizioni dell’Uttar Pradesh, l’affluenza alle urne, intorno alle 9 del mattino, aveva raggiunto già l’11 percento. Secondo i sondaggi, la National Democratic Alliance, la coalizione guidata dal partito dell’attuale premier Modi, il Bharatiya Janata Party (BJP), è sempre risultata in testa. Il principale competitor di Modi era Rahul Gandhi, leader del Partito del Congresso, figlio di Sonia Gandhi e dell’ex primo ministro Rajiv. Inoltre, alcuni partiti regionali avevano deciso di unirsi in un terzo fronte, che rischia di intaccare la base elettorale dell’attuale premier.

Modi, 68 anni, si presenta alle elezioni dopo 5 anni alla guida del Paese. I temi su cui si è basata la sua campagna elettorale sono stati prevalentemente il nazionalismo e l’opposizione alla minoranza musulmana, che costituisce il 13% della popolazione. Gli indù, la base elettorale di Modi, rappresentano invece l’80% del Paese. Molte delle promesse fatte da Modi nel 2014, tra cui la creazione di 10 milioni di posti di lavoro, non sono state mantenute. Tuttavia, il primo ministro non sembra aver perso il sostegno popolare, che chiede un leader forte, soprattutto alla luce dei recenti scontri con il Pakistan.

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Chiara Gentili

di Redazione

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