Conferenza sul piano di pace israelo-palestinese: confermati Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti

Pubblicato il 23 maggio 2019 alle 18:24 in Israele Palestina USA e Canada

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L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno confermato che invieranno i propri alti rappresentanti a Manama, in Bahrein, per partecipare alla conferenza economica del mese prossimo legata al controverso piano di pace israelo-palestinese del presidente americano Donald Trump.

L’agenzia di stampa saudita SPA ha riferito che il ministro dell’Economia saudita parteciperà all’incontro a nome del proprio Paese. Contemporaneamente, anche Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che invierà una propria delegazione al seminario economico.

La conferenza “Peace to Prosperity” si svolgerà dal 25 al 26 giugno in Bahrein ed è stata fortemente respinta dai leader palestinesi, che hanno affermato di non essere stati consultati in merito alla conferenza. “Non siamo stati contattati da nessuna delle parti per partecipare alla riunione di Manama”, ha dichiarato il Segretario generale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, Saeb Erekat. “Non manderemo nessuna delegazione a negoziare per nostro conto”, ha aggiunto.

L’OLP e Hamas hanno chiesto ai Paesi arabi il boicottaggio dell’incontro, considerandolo un tentativo di ricompensa finanziaria in cambio dell’accettazione dell’occupazione israeliana in corso. Secondo le autorità della Palestina, qualsiasi piano di pace americano che ignori le aspirazioni politiche del popolo palestinese per uno Stato indipendente è destinato a fallire.

Il seminario economico, tuttavia, non affronterà le parti più controverse del conflitto, ovvero i confini, lo status di Gerusalemme, i profughi palestinesi e la sicurezza di Israele. Si prevede però la discussione di investimenti su larga scala e attività infrastrutturali da sviluppare nei territori palestinesi. La conferenza riunirà i leader di diversi governi, della società civile e del settore imprenditoriale.

Durante l’incontro, è dunque attesa la presentazione ufficiale della parte economica del cosiddetto “Accordo del Secolo”, il piano di pace dell’amministrazione Trump per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Il contenuto dell’accordo, in realizzazione da almeno due anni, è ancora perlopiù sconosciuto. È probabile però che per essere realizzato il piano richieda miliardi di dollari, devoluti in aiuti finanziari ai palestinesi, da parte degli Stati del Golfo, ricchi di petrolio.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione Trump si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città. Gli Stati Uniti hanno altresì tagliato aiuti ai palestinesi equivalenti a centinaia di milioni di dollari e hanno ordinato la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington.

Il 25 marzo, a Washington, il presidente americano Donald Trump ha firmato un decreto nel quale gli Stati Uniti riconoscono la sovranità israeliana sulle Alture del Golan. L’atto ha in pratica formalizzato la dichiarazione di Trump del 21 marzo, con la quale il presidente degli USA aveva affermato che era giunto il momento per gli Stati Uniti “di riconoscere pienamente” la sovranità israeliana sul Golan.

Il piano di pace americano è stato fortemente criticato su più fronti. “Un tale accordo sarà morto in partenza perché non affronta questioni come la fine dell’occupazione israeliana o l’affermazione della sovranità palestinese”, ha dichiarato Emile Nakhleh, professore e direttore dell’Istituto di politica di sicurezza globale e nazionale, presso l’Università di New Mexico. Joe Macaron, un ricercatore sulla politica degli Stati Uniti in Medio Oriente, ha criticato la mancanza di coinvolgimento delle parti interessate, affermando che: “Il cosiddetto accordo del secolo è l’unico tentativo nella storia della risoluzione del conflitto in cui le parti del conflitto non sono incluse nel processo e in cui i loro sostenitori regionali non sono stati informati”. Secondo Macaron: “Mr. Kushner pianifica un tour di raccolta fondi per la componente economica del piano, mentre non menziona la componente politica, quindi si aspetta che gli alleati arabi finanzino questo piano e normalizzino i rapporti con Israele prima ancora di conoscere il piano segreto per risolvere il conflitto israelo-palestinese”. Considerando le misure adottate dall’amministrazione Trump fino ad oggi, c’è poca speranza per una potenziale svolta.

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Chiara Gentili

di Redazione

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