Chi potrebbe attaccare l’esercito cinese?

Pubblicato il 23 maggio 2019 alle 12:35 in Cina Taiwan

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La Cina ha condotto nuovi voli militari attraverso il Canale di Bashi e lo Stretto di Miyako, rispettivamente situati nell’estremità settentrionale e meridionale dell’isola di Taiwan. Si tratta di un segnale importante in due sensi. Il primo è che, come altre volte in passato, Pechino ha mostrato di essere disposta a usare la forza contro l’isola e i suoi alleati pronti a difenderla, come gli Usa, se fosse necessario. Il secondo, meno evidente, è che i continui sorvoli sui due stretti danno l’opportunità all’Armata Popolare di Liberazione di esercitarsi ed essere pronta ad agire su quelli che potrebbero divenire campi di battaglia in futuro.

La pratica e le esercitazioni rendono perfetti, secondo la filosofia tradizionale cinese e l’esercito moderno che il presidente Xi Jinping vuole divenga “di prima classe a livello mondiale” entro il 2050 la vuole incarnare perfettamente. Sarebbe impossibile, infatti, creare delle forze armate che possano competere sullo stesso livello con quelle degli Usa senza condurre esercitazioni realistiche e pratiche, come ha richiesto il Presidente della Cina stesso.

La storia moderna della Cina ha visto il suo esercito schierarsi sul confine con il Vietnam nella guerra contro quest’ultimo nel 1979 e uscirne sconfitto. Si era trattato di uno scontro tra forze terrestri che è oggi una possibilità piuttosto remota di conflitto per la Cina, sia esso contro Taiwan o contro uno degli altri Paesi con cui ha dispute territoriali aperte nel Mar Cinese Meridionale o Orientale, di cui rivendica gran parte delle acque. Gli scenari di conflitto maggiormente possibili sono, invece, navale e aereo. La guerra in Vietnam aveva mostrato le debolezze e l’arretratezza dell’esercito cinese ritenute inaccettabili oggi che all’Armata Popolare di Liberazione è richiesto di essere all’altezza del ruolo di grande potenza che la Cina gioca sullo scacchiere internazionale e di proteggere gli obiettivi di sicurezza del presidente Xi Jinping.

Il Presidente della Cina ha lanciato un ampio progetto di riforma del suo esercito, sia a livello strutturale e organizzativo che in termini di equipaggiamenti e dotazioni militari che di formazione del personale militare. Per rendere tali misure operative, le esercitazioni e la pratica sono fondamentali, ma è probabile, secondo l’analisi di TheDiplomat, che l’esercito cinese prima o poi debba testare sul campo di battaglia reale le nuove competenze e abilità che ha allenato finora. Quale sarebbe, dunque, un possibile terreno di scontro? La risposta dell’analista del settimanale di politica estera asiatica è il Vietnam, di nuovo, ma sta volta via mare.

Perché il Vietnam sarebbe un buon candidato per uno scontro con l’esercito cinese? Per tre ragioni.

La prima è che l’Armata Popolare di Liberazione deve migliorare le sue capacità belliche sia per mare che nello spazio aereo. Il Vietnam, insieme a tutti gli altri Paesi che affacciano sul Mar Cinese Meridionale, ha una disputa aperta con la Cina per la sovranità sulle acque contese e le frizioni tra i due Paesi sono costanti. Per questo rappresenta uno scenario maggiormente probabile rispetto all’India che implicherebbe un attacco via terra sull’altopiano dell’Himalaya. Lo scontro con il Vietnam permetterebbe all’esercito cinese di condurre operazioni difensive delle isole e di condurne altre via mare contro un avversario regionale con cui ha diversi precedenti, anche dopo il 1979, rispettivamente nel 1988, poi nel 2014.

La seconda ragione è che uno scontro con il Vietnam non vorrebbe dire un coinvolgimento certo degli Stati Uniti, cosa che accadrebbe se la controparte fossero i loro alleati nella regione con cui la Cina ha dispute territoriali aperte come l’Australia, il Giappone, le Filippine, la Corea del Sud, la Tailandia e anche l’isola di Taiwan.

La terza ragione è che l’esercito cinese sceglierebbe un conflitto che potrebbe vincere, soprattutto dopo la sconfitta del 1979 in Vietnam. Il Vietnam, da parte sua, ha vissuto un processo di modernizzazione militare orientato alla difesa interna e si troverebbe altamente impreparato per poter competere con l’esercito cinese attuale.

Se l’Armata Popolare di Liberazione dovesse scegliere uno scontro, dunque, sceglierebbe il Vietnam, ma è poco probabile che lo faccia, almeno per il momento, conclude l’analisi di TheDiplomat. La prima ragione è che operazioni belliche potrebbero disturbare lo sviluppo economico cinese e danneggiare la già delicata reputazione di grande potenza della Cina sullo scenario internazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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