Siria: raid aereo del regime sulla provincia di Idlib provoca 12 morti

Pubblicato il 22 maggio 2019 alle 16:11 in Medio Oriente Siria

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Un nuovo attacco aereo condotto nella notte di martedì 21 maggio su un mercato della provincia di Idlib, in Siria, ha causato la morte di almeno 12 civili. La notizia arriva oggi, mercoledì 22 maggio, mentre si scatenano i combattimenti nella regione del nord-ovest, detenuta dai ribelli. Gli elmetti bianchi, ufficialmente noti come Difesa Civile Siriana, hanno riferito che i raid sono stati effettuati da aerei del regime e hanno colpito la città di Maarat al-Numan intorno alla mezzanotte. Altre 18 persone sono rimaste ferite. Nonostante fosse notte, il mercato era affollato di gente per la rottura del digiuno diurno osservato dai musulmani durante il mese sacro del Ramadan.

L’offensiva ha fatto salire il bilancio delle vittime civili a 180 persone da quando si sono riacutizzate gli scontri tra regime e ribelli, il 30 aprile. Lo ha comunicato l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede in Gran Bretagna, mentre le Nazioni Unite hanno reso noto che decine di migliaia di residenti sono stati costretti ad abbandonare le loro case. Secondo l’Ufficio dell’Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), oltre 138.500 uomini, donne e bambini sono fuggiti dall’area compresa tra Hama e Idlib da febbraio ad oggi.

La regione di Idlib, dominata dai ribelli, è nominalmente protetta da un accordo per l’istituzione di una zona cuscinetto. Il regime e il suo alleato russo hanno tuttavia intensificato i bombardamenti sull’area nelle ultime settimane, catturando diverse città sul confine meridionale.

Un’alleanza jihadista guidata dall’ex affiliato siriano di al-Qaeda, Hayat Tahrir al-Sham (HTS), controlla non solo gran parte della provincia di Idlib ma anche le regioni adiacenti di Aleppo, Hama e Latakia. Tale organizzazione è dominata da una fazione precedentemente nota come Fronte al-Nusra. Prima dell’offensiva del presidente siriano Bashar al-Assad e della Russia, iniziata a febbraio, il gruppo HTS aveva il controllo di circa il 60% del territorio dell’area demilitarizzata tra Idlib e Hama. Nelle ultime settimane, Mosca ha intensificato i suoi attacchi aerei anche perché la Turchia non è stata ritenuta in grado di poter assicurare l’attuazione dell’accordo di tregua da parte dei ribelli.

Russia, Turchia, Iran e Siria hanno firmato l’accordo per la zona cuscinetto di Idlib il 17 settembre 2018, a Sochi, al fine di scongiurare un’offensiva governativa sulla regione dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti ed evacuati da altre città. Di fatto, era stata istituita un’area di 15 – 20 chilometri in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati dalle varie zone di conflitto, potevano considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano di Assad, da quando l’ultima roccaforte dell’ISIS in Siria, Baghouz, è stata liberata, il 23 marzo. Già il 7 ottobre 2018, il presidente siriano Assad aveva dichiarato che l’accordo russo-turco era “temporaneo” e che nonostante sia stato funzionale ad evitare spargimenti di sangue, il fine ultimo del suo governo rimaneva quello di ripristinare il controllo su tutta la Siria. A partire dal 30 aprile, l’esercito siriano, insieme ai suoi alleati, ha lanciato un’ulteriore offensiva contro le provincie a nord di Hama e si sta appunto dirigendo verso Idlib. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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