Nicaragua: stop ai negoziati, Ortega libera 100 prigionieri

Pubblicato il 22 maggio 2019 alle 8:40 in America Latina America centrale e Caraibi

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I negoziati tra l’opposizione e il governo sandinista di Daniel Ortega in Nicaragua si sono nuovamente bloccati lunedì 20 maggio, quando i partiti e le associazioni di opposizione riuniti nella cosiddetta Alleanza Civica annunciato il ritiro dal processo negoziale poiché il governo non ha mantenuto la promessa di rilasciare tutti coloro che sono stati detenuti in relazione alle proteste che hanno avuto inizio un anno fa, e il cui termine ultimo per il rilascio è il prossimo 18 giugno. Il governo nicaraguense –sotto la pressione internazionale e l’imposizione di sanzioni da parte dell’Unione europea, ha risposto con una dichiarazione firmata da parte del Ministero degli Interni, in cui si riferisce che lo stesso 20 maggio sono state scarcerate 100 persone considerate dalla organizzazioni di opposizione e di difesa dei diritti umani come prigionieri politici.

Entrambe le parti hanno firmato un accordo il 27 marzo, che ha stabilito la liberazione di 232 detenuti, dopo aver studiato a fondo gli elenchi dei prigionieri stilati dal governo e dall’opposizione. La liberazione deve essere portata avanti con il sostegno del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). In questo accordo, inoltre, è stato concordato che il governo dovrebbe “osservare e rispettare le norme e le leggi internazionali di trattamento adeguato e umano dei detenuti” e si fissa una scadenza per procedere alla liberazione di tutti i detenuti entro il 18 giugno. Le organizzazioni per i diritti umani hanno calcolato che sono circa 600 le persone arrestate da quando sono iniziate le proteste, il 18 aprile 2018, ma il governo ha già rilasciato più di 200 detenuti, secondo i rappresentanti del Comitato per la liberazione dei prigionieri politici del Nicaragua.

Per l’Alleanza Civica, tuttavia, rimangono in carcere ancora 232 persone, ma soprattutto a causare le proteste dell’opposizione sono le condizioni disumane e le violenze contro i detenuti: il 16 maggio, è stato ucciso nel carcere Modelo di Managua, Eddy Montes Praslin, 57 anni, di nazionalità statunitense. La morte dell’uomo ha teso ulteriormente i rapporti tra Managua e Washington, che ha imposto sanzioni contro funzionari del Nicaragua e membri della cerchia più stretta di Ortega, tra cui la moglie e vicepresidente, Rosario Murillo, e uno dei figli della coppia, Laureano Ortega.

L’eurodeputato spagnolo Ramón Jáuregui ha dichiarato al quotidiano locale La Prensa che se i prigiorieri non fossero liberati entro il 18 giugno, la UE imporrà sanzioni “nella seconda metà di quel mese”.

Le proteste iniziate in Nicaragua il 18 aprile 2018 contro la riforma delle pensioni, si sono rapidamente trasformate in una generalizzata manifestazione di malcontento contro il sandinista Daniel Ortega, tornato al potere nel 2006 dopo aver governato il paese già tra il 1979 e il 1990. Nel corso delle proteste 325 persone sono rimaste uccise (530 secondo altri calcoli delle forze di opposizione) e oltre 50.000 hanno abbandonato il paese, rifugiandosi, per la maggior parte, nel vicino Costarica.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.