Il Messico presenta il suo “Piano Marshall” per l’America Centrale

Pubblicato il 22 maggio 2019 alle 6:20 in America centrale e Caraibi Messico

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Creare uno spazio economico per promuovere lo sviluppo dell’America centrale, attirare investimenti internazionali che portino occupazione e benessere, attaccare le cause che costringono centinaia di migliaia di persone a emigrare. Queste sono le chiavi del Piano di sviluppo integrale, che è stato presentato lunedì dal governo del Messico e dalla Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (CELAC). L’impegno del Messico è quello di realizzare il prima possibile il cosiddetto “Piano Marshall per l’America Centrale” e non rimanere intrappolato tra le pressioni di Donald Trump e la crisi migratoria che affligge i suoi vicini e il suo confine meridionale. “È tempo di convincere gli Stati Uniti a realizzare questo progetto” – ha dichiarato il presidente, Andrés Manuel López Obrador presentando il piano assieme ad Alicia Bárcena, segretaria della CELAC.

Il Messico vuole essere la cerniera diplomatica tra gli Stati Uniti e l’America centrale. Sul fianco settentrionale, il governo di López Obrador si propone di mettere sul tavolo piani concreti per materializzare i 10,6 miliardi di dollari che Washington si è impegnata a investire lo scorso dicembre e dovrebbero essere destinati al sud del Messico, all’Honduras, al Guatemala e a El Salvador. Il documento approvato dalla CELAC rappresenta la road map per definire come e per quale scopo verranno utilizzati i soldi messicani e statunitensi in America centrale. Il principale ostacolo al passaggio dalla pianificazione all’azione è il finanziamento, ed è qui che il ministro degli esteri messicano Marcelo Ebrard concentrerà i suoi sforzi nelle prossime settimane.

Il piano di sviluppo integrale comprende 30 raccomandazioni di politica pubblica inquadrate in quattro assi programmatici: migrazione, economia e commercio, programmi sociali e sviluppo sostenibile. È il tentativo più ambizioso di Città del Messico di riconquistare la leadership nella regione da quando, negli anni ’90, assunse la leadership nel processo di pacificazione in Guatemala, El Salvador e Nicaragua.

La CELAC ha proposto cinque progetti infrastrutturali prioritari. Il primo è un impianto elettrico a Puerto Cortés (Honduras), con un investimento di circa 1, 2 miliardi di dollari. Il secondo è quello di espandere la rete elettrica dell’America centrale e del Messico, un’opera valutata a 300 milioni. Il terzo è quello di estendere la rete autostradale sul confine messicano-guatemalteco. Inoltre prevede di costruire un oleodotto di 940 km per un costo stimato di 950 milioni di dollari che colleghi il Golfo del Messico a San Pedro Sula in Honduras. Un’altra opera prevista è quella di estendere in cosiddetto Treno Maya, uno dei principali progetti infrastrutturali dell’amministrazione López Obrador, per cui sono previsti tra i 6 e gli 8 miliardi di dollari di investimenti solo per la sezione messicana.

Con l’annuncio del Piano, il Messico ha inviato due messaggi a Washington. Il primo è che le risorse degli Stati Uniti sono indispensabili e l’altro è che questo denaro non andrà investito in sicurezza come succede ormai da decenni. “Non con la forza, non con la violenza” – ha detto Lopez Obrador sulla gestione della crisi migratoria: “Non si può combattere il male con il male, dobbiamo andare a fondo del problema”.

La mossa di Città del Messico giunge, tuttavia, in un contesto internazionale particolarmente convulso. Il presidente honduregno, Juan Orlando Hernández, soffre l’usura di cinque anni alla testa del paese, cercando di spingere una serie di riforme molto contestate e accusato di autoritarismo e corruzione. Il Guatemala affronta le ultime settimane del governo di Jimmy Morales e terrà il primo turno delle elezioni generali il 16 giugno, con i principali candidati esclusi dal Tribunale Elettorale. El Salvador si appresta a vivere rinnovamento politico inedito con l’elezione, lo scorso 15 febbraio, di Nayib Bukele, un pubblicista al di fuori della politica tradizionale. Inoltre ci sono due questioni urgenti nell’agenda bilaterale con Washington: la ratifica del nuovo Accordo di libero scambio nordamericano (T-MEC) e la posizione USA sul muro di confine, che, con l’avvicinarsi del voto presidenziale 2020 negli Stati Uniti, tornerà nuovamente al centro del dibattito politico.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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