Indonesia: proteste all’indomani delle elezioni, 6 morti

Pubblicato il 22 maggio 2019 alle 14:33 in Asia Indonesia

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Il centro di Jakarta, capitale dell’Indonesia, è stato colpito, mercoledì 22 maggio, da una serie di manifestazioni di piazza per contestare l’esito delle elezioni presidenziali, comunicato il giorno precedente. Nella notte tra martedì e mercoledì si è acceso un primo confronto tra la polizia e i manifestanti, al termine del quale il governatore di Jakarta ha dichiarato che 6 persone erano rimaste uccise.

La Commissione elettorale generale (KPU) aveva annunciato la vittoria del presidente Joko Widodo sul suo sfidante, l’ex generale Prabowo Subianto, martedì 21 maggio, ma le elezioni si erano tenute nel Paese già un mese prima, esattamente il 17 aprile. Durante tutto questo periodo, si sono diffusi, tra la popolazione, gravi sospetti di possibili brogli e irregolarità.

La folla si è riunita nel centro della capitale indonesiana durante la notte e la polizia ha subito cominciato a temere che potesse diventare sempre più ingestibile. Le proteste, tuttavia, sono iniziate pacificamente nel quartiere del mercato tessile di Tanah Abang e sono diventate violente solo in tarda nottata, con la polizia che ha cominciato a sparare gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Il governatore di Jakarta, Anies Baswedan, ha reso noto al mattino su TVOne che 6 erano state uccise e almeno 200 ferite.

Il presidente Widodo ha affermato che la sicurezza è ora sotto controllo e ha avvertito che saranno intraprese iniziative severe contro coloro che istigano alla violenza e alle rivolte. “Non tollererò che qualcuno interrompa la sicurezza, l’unità del paese o il processo democratico”, ha dichiarato dal palazzo presidenziale. La polizia ha finora arrestato circa 100 persone con l’accusa di provocare rivolte.

Lo sfidante di Widodo, Prabowo, che ha rifiutato di accettare la sconfitta, ha chiesto proteste pacifiche e il controllo della folla. “Esorto tutte le parti, le persone che stanno esprimendo le loro aspirazioni, la polizia e i militari ad astenersi dall’abuso fisico”, ha affermato Prabowo dopo la notizia sugli scontri.

Secondo quanto ha riferito il portavoce della polizia nazionale, Muhamad Iqbal, la maggior parte dei manifestanti sembrava essere venuta da fuori Jakarta e diversi agenti hanno trovato buste contenenti ingenti somme di denaro addosso ad alcune delle persone che sono state perquisite. “Questo non è un incidente spontaneo, ma è qualcosa di pianificato. Ci sono abbastanza indizi per ritenere che i manifestanti siano stati pagati e costretti a causare il caos “, ha affermato Iqbal.

Widodo, comunemente conosciuto come Jokowi, e il suo vice-presidente in carica, Ma’ruf Amin, hanno vinto le elezioni del mese scorso con un margine del 55,5%, contro il 44,5% ottenuto da Prabowo e Sandiaga Uno. “Il verdetto è stato annunciato il 21 maggio e sarà immediatamente efficace”, aveva reso noto il presidente della Commissione, Arief Budiman, con un annuncio trasmesso in diretta sui principali media.

La squadra che ha partecipato alla campagna di Prabowo e il principale partito dell’opposizione si sono tuttavia rifiutati di firmare e convalidare i risultati ufficiali. “Non ci arrenderemo di fronte a questa ingiustizia né di fronte a imbrogli, menzogne e azioni contro la democrazia”, ha affermato, Azis Subekti, membro del team di Prabowo. Un altro funzionario della sua campagna elettorale, Sufmi Dasco, ha altresì riferito che il candidato presidenziale contesterà il risultato delle elezioni presso la Corte costituzionale. Prabowo aveva già condotto una dura battaglia legale quando era stato sconfitto, sempre contro Widodo, alle elezioni presidenziali del 2014.

L’agenzia di vigilanza elettorale indonesiana ha respinto le accuse di brogli sistematici, affermando che non sussistono prove sufficienti. Osservatori indipendenti hanno altresì riferito che il sondaggio è stato libero ed equo. Alcuni analisti, sostengono che i gruppi islamisti legati a Prabowo potrebbero causare notevoli disagi. In passato, questi sono già stati in grado più volte di mobilitare un notevole sostegno di massa.

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Chiara Gentili

di Redazione

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