Ambasciatore cinese negli USA: speranze per la ripresa dei colloqui commerciali

Pubblicato il 22 maggio 2019 alle 11:47 in Cina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’ambasciatore cinese negli Stati Uniti, Cui Tiankai, ha dichiarato che Pechino è pronta a riprendere i colloqui commerciali con Washington.

Dal 9 maggio, giorno in cui il presidente americano Donald Trump ha incontrato la sua controparte cinese in un ultimo round cruciale di negoziati nella capitale statunitense, nessun altro colloquio era stato programmato tra i principali negoziatori dei due Paesi. In seguito all’incontro si è di fatto determinata una situazione di stallo, con Washington che, proprio il 10 maggio, ha imposto una serie di nuovi dazi sui prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari, tassando praticamente quasi tutte le importazioni dalla Cina. Successivamente, il 13 maggio, anche Pechino ha annunciato l’aumento delle tariffe su una serie di prodotti provenienti dagli Stati uniti, per un totale di 60 miliardi di dollari.

Le tensioni si sono ulteriormente accentuate la settimana scorsa, quando Washington ha inserito in una lista nera il colosso delle comunicazioni cinesi Huawei, un colpo potenzialmente devastante per la società che ha scosso le filiali tecnologiche e gli investitori.

Un’altra grande azienda cinese, la Hikvision Digital Technology Co Ltd, produttrice di apparecchiature per la videosorveglianza, potrebbe anch’essa limitare la sua capacità di acquistare tecnologia USA, secondo quanto reso noto dal quotidiano The New York Times.

Nonostante i negoziati tra Stati Uniti e Cina siano stati critici fin dall’inizio di maggio, l’ambasciatore cinese Cui Tiankai ha comunicato, attraverso un’intervista rilasciata da fox news Channel, che Pechino è ancora aperta ai colloqui. “La Cina è pronta a continuare i colloqui con i nostri colleghi americani per giungere a una conclusione. La nostra porta è ancora aperta”, ha affermato Cui martedì 21 maggio. L’ambasciatore, però, ha contemporaneamente denunciato il fatto che Stati Uniti cambino idea frequentemente e che gli accordi per porre fine alle controversie commerciali tra i due paesi siano ancora incerti. “È chiaro che è il lato americano che più di una volta ha cambiato idea durante la notte e ha rotto gli accordi provvisori già raggiunto”, ha dichiarato Cui, aggiungendo però che “la Cina si impegnerà ancora in tutto ciò che ha promesso di fare”.

Nel frattempo, questa settimana, il presidente cinese Xi Jinping ha esortato la popolazione a prepararsi per “una nuova lunga marcia”, evocando lo spirito patriottico del corteo del Partito Comunista del 1934-1936, quando i suoi membri sono stati costretti a fuggire a causa di una brutale guerra civile. Anche se Xi non ha esplicitamente menzionato un collegamento diretto tra quell’episodio e la guerra commerciale attuale, gli analisti del mercato finanziario hanno interpretato le sue osservazioni come un segno che Pechino si stia preparando per una lunga disputa con Washington.

In più, le aziende statunitensi in Cina stanno iniziando a subire ritorsioni per la guerra commerciale. La Camera di commercio americana della Cina e il suo corpo gemello a Shanghai, citando un sondaggio sull’impatto delle tariffe recentemente condotto dai due istituti, hanno riferito che i loro membri si trovano ad affrontare maggiori ostacoli in seguito alla guerra commerciale tra Pechino e Washington, come ispezioni governative, sdoganamento lento e approvazione difficoltosa delle licenze. Hanno anche affermato che il 40,7% degli intervistati sta considerando o aveva già trasferito le proprie strutture produttive fuori dalla Cina. Dei 250 soggetti utilizzati per l’indagine, condotta dopo che la Cina e gli Stati Uniti hanno entrambi aumentato le tariffe sulle importazioni all’inizio del mese, quasi i tre quarti hanno dichiarato che l’impatto dei dazi sta seriamente danneggiando la loro competitività. Per far fronte a queste difficoltà, circa un terzo delle aziende ha dichiarato di dover limitare le attività per l’esportazione, mentre un altro terzo ha riferito di essere costretta a ritardare o annullare le decisioni di investimento.

L’ambasciatore Cui, intervenendo anche nel merito della questione di Huawei, ha dichiarato a Fox News Channel che le restrizioni statunitensi “non hanno alcun fondamento nè prove” e potrebbero compromettere il normale funzionamento dei mercati. “Tutti sanno che Huawei è un’azienda privata. È solo una normale compagnia privata cinese “, ha affermato il diplomatico cinese a Washington. “Tutte le azioni intraprese contro Huawei sono di certo motivate solo politicamente”, ha concluso l’ambasciatore.

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni dall’estero rispettivamente di acciaio e alluminio. Vista l’esclusione dell’Europa, di Canada e Messico, dell’Australia, Corea del Sud, Argentina e Brasile da questa tassazione, la decisione ha direttamente colpito la Cina. Lo stesso giorno, Trump ha annunciato un piano di tariffe e sanzioni commerciali sui beni importati per un valore stimato intorno ai 60 miliardi di dollari. Pechino ha risposto il giorno seguente, annunciando tasse nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. Il 6 luglio 2018 gli Usa hanno imposto dazi addizionali del 25% su altri prodotti cinesi, per un valore di altri 34 miliardi di dollari, dando avvio, secondo Pechino, alla “più grande guerra commerciale della storia economica”.

Un’ulteriore trance di tariffe è stata implementata da entrambi i Paesi alla mezzanotte del 23 agosto 2018, tariffe del 25% su beni dal valore complessivo di altri 16 miliardi di dollari. Le tariffe americane si applicavano a 279 categorie di prodotti cinesi, inclusi prodotti chimici, attrezzature ferroviarie, materie plastiche e semiconduttori. Quelle cinesi, invece, sono dirette contro 333 categorie di prodotti americani, tra cui carbone, rame, prodotti in acciaio, combustibili e attrezzature mediche. Oggi dopo più di un anno di guerra commerciale, i dazi americani sono arrivati a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.