Venezuela: Maduro propone elezioni legislative anticipate

Pubblicato il 21 maggio 2019 alle 17:50 in America Latina Venezuela

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Da mesi Nicolás Maduro cerca di ridurre la pressione internazionale e il sostegno a Juan Guaidó, riconosciuto come presidente ad interim da oltre 50 paesi. Il leader venezuelano ha lanciato lunedì 20 maggio, durante il suo discorso per l’anniversario delle elezioni presidenziali che ha vinto con un’astensione storica e senza la partecipazione della maggioranza dei partiti di opposizione, una proposta che aveva già suggerito più volte e con la quale cerca di alleggerire le pressioni della comunità internazionale e dell’opposizione. La proposta sarebbe quella di anticipare le elezioni, previste per dicembre 2020, e misurarsi contro i rivali che invece chiedono le sue dimissioni.

Durante le scorse settimane, diversi organismi internazionali hanno cercato di trovare  un’uscita a questa grave crisi istituzionale. Delegati del governo e dell’opposizione si sono recati a Oslo per sondare la possibilità di una mediazione della Norvegia, un paese con una lunga tradizione di risoluzione dei conflitti. Allo stesso tempo, una missione del cosiddetto gruppo di contatto dell’Unione Europea ha visitato Caracas e si è incontrata con le parti per esplorare un percorso elettorale. “Abbiamo praticamente visto una predisposizione di tutte le parti a impegnarsi in un dialogo che porti alla soluzione attraverso un evento elettorale”, ha dichiarato nella giornata di sabato Juan Pablo de Laiglesia, segretario di Stato spagnolo per la Cooperazione Internazionale e per l’America Latina e i Caraibi.

Questo evento sarebbe limitato al momento alle elezioni legislative. Guaidó, che considera illegittimo il mandato di Maduro, chiede l’inizio di un processo che consiste in tre passaggi. La cosiddetta “cessazione dell’usurpazione”, la formazione di un governo di transizione e infine la celebrazione delle elezioni presidenziali, con la partecipazione del chavismo ma senza l’attuale presidente, con garanzie e soprattutto con il monitoraggio indipendente della comunità internazionale.

Il presidente del Parlamento Juan Guaidó si è detto disposto ad ascoltare ogni proposta, ma ha messo in chiaro che l’opposizione “non resterà con le mani in mano”.

All’inizio di maggio, l’opposizione venezuelana aveva tentato di realizzare un colpo di stato. Juan Guaidó e i suoi sostenitori si erano radunati a Caracas di fronte alla base militare di Carlota. In precedenza, Guaidó aveva invitato il popolo venezuelano e l’esercito a scendere in strada per completare l’operazione e rovesciare il presidente Nicolás Maduro. Da parte sua, Maduro, così come il ministro della Difesa, il generale Vladimir Padrino, hanno dichiarato la lealtà delle forze armate alle autorità legittime. Successivamente, l’amministrazione presidenziale ha annunciato il fallimento del tentativo di colpo di stato e Maduro ha ordinato l’apertura di un’inchiesta.

Lo scorso 30 aprile, infatti, Guaidó aveva annunciato l’inizio della fase finale della cosiddetta “Operazione Libertà”, volta a rovesciare il governo di Maduro servendosi dell’esercito. Il governo statunitense è tra i principali sostenitori del leader dell’opposizione.

Sullo sfondo della dichiarazione di Guaidó, i suoi sostenitori hanno organizzato una rivolta a Caracas nel distretto Chacao. Per disperderli le forze dell’ordine hanno usato i gas lacrimogeni. A seguito degli ultimi scontri, secondo stime non ufficiali, in tutto il paese 13 persone sono morte e oltre un centinaio sarebbero rimaste ferite.

Da gennaio il paese caraibico sta affrontando una grave crisi politica ed economica. Lo scorso 5 gennaio Juan Guaidó è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale, controllata dall’opposizione. Il 23 gennaio, l’opposizione venezuelana ha tentato un colpo di stato e il presidente del parlamento, Juan Guaidó, si è autoproclamato presidente ad interim del Paese. Questa azione è stata appoggiata dagli Stati Uniti e da oltre 50 paesi. Oltre che dalla Russia, che ha inviato negli ultimi mesi alcuni suoi militari a Caracas, Maduro, che rimane attualmente il legittimo presidente costituzionalmente eletto del paese caraibico, è sostenuto da diversi paesi tra cui spiccano Cuba, partner storico di Caracas, Messico, Cina, Turchia, Bielorussia, Indonesia, Bolivia, Iran, Siria, El Salvador e Nicaragua.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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