Sudan: negoziati bloccati sulla composizione del governo

Pubblicato il 21 maggio 2019 alle 19:10 in Africa Sudan

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Il governo militare di transizione del Sudan e i leader dell’opposizione, che rappresentano i manifestanti, non sono ancora riusciti a raggiungere un accordo sulla composizione di un nuovo esecutivo, a seguito dell’incontro di martedì 21 maggio, a causa di ulteriori disaccordi su chi dovrà essere posto alla guida

Le due parti hanno annunciato una serie di nuovi colloqui, il 19 maggio, che si stanno concentrando sulla formazione del Consiglio Sovrano che dovrà governare il Sudan per un periodo transitorio di 3 anni, a seguito della deposizione del presidente Omar al-Bashir. Il Consiglio Militare che lo ha sostituito ha subito numerose pressioni internazionali e interne per l’instaurazione di un’amministrazione civile. Lunedì 13 maggio, il governo militare e il movimento di protesta dell’Alleanza per la libertà e il cambiamento si sono incontrati nella più recente sessione, avvenuta nel palazzo presidenziale per finalizzare i negoziati. Precedentemente, il 16 maggio, il Consiglio militare aveva sospeso i colloqui con i leader delle manifestazioni per 72 ore, mentre, nel centro di Khartoum, le proteste continuavano. 

“Riteniamo il consiglio militare responsabile dell’attacco contro i civili”, aveva dichiarato in tale occasione Amjad Farid, portavoce dell’Associazione dei professionisti sudanesi (SPA), che ha guidato i mesi di proteste che hanno portato alla rimozione militare del presidente Omar al-Bashir. “Stanno usando gli stessi metodi del precedente regime nel trattare con i manifestanti”, aveva aggiunto. Da parte sua, il capo del Consiglio militare di transizione del Sudan, il tenente generale Abdel Fattah al-Burhan, aveva accusato i manifestanti di aver rotto l’accordo stipulato precedentemente, che prevedeva un allentamento delle tensioni nelle piazze, durante i negoziati. 

Le proteste in Sudan sono scoppiate il 19 dicembre 2018 e hanno causato enormi sconvolgimenti nel Paese. Le manifestazioni sono diventate più frequenti e raccolgono ancora più persone da quando è iniziato il mese sacro musulmano del Ramadan, il 6 maggio. La tensione è altissima. Le forze di sicurezza sudanesi hanno ucciso 6 persone, tra cui un ufficiale dell’esercito, durante alcuni scontri con i manifestanti, avvenuti nella notte tra il 13 e il 14 maggio. Il capo dell’intelligence militare sudanese, il generale Hudhaifa Abdel Malek, ha negato che le forze di sicurezza siano responsabili degli omicidi, accusando alcuni “infiltrati” non meglio specificati.

Gli organizzatori delle proteste hanno riferito che le forze di sicurezza hanno ucciso circa un centinaio di manifestanti durante i quattro mesi di manifestazioni che hanno portato all’attuale situazione. Gli attivisti hanno fatto sapere che le proteste continueranno finché non verrà formato un governo di transizione regolare, come sancito dalla Dichiarazione della Libertà e del Cambiamento firmata da vari gruppi politici e professionali a gennaio 2019.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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