Rifornimenti bellici in Libia: un carico di veicoli e armi dalla Turchia

Pubblicato il 21 maggio 2019 alle 18:40 in Libia Turchia

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La Turchia ha inviato un carico di veicoli corazzati e armi alla coalizione di forze armate libiche che sostengono il Governo di Accordo Nazionale (GNA), guidato dal primo ministro Fayez Al-Serraj. La spedizione arriva in supporto agli sforzi dell’esercito di Tripoli contro l’assalto del generale Khalifa Haftar contro la capitale, lanciato il 4 aprile.

I soldati della coalizione dello GNA hanno pubblicato su Facebook alcune immagini e video che mostrano dozzine di veicoli corazzati BMC Kirpi, fabbricati in Turchia, e alcune casse piene di armi. “Il Governo sta accrescendo le sue forze per difendere Tripoli con veicoli blindati, munizioni e armi di qualità”, ha riferito un portavoce delle forze armate fedeli a Serraj. La nave mercantile “Amazon”, battente bandiera moldava, ha scaricato il suo carico nel porto della capitale alle 12, ora locale, di sabato 18 maggio. La nave era partita dalla costa turca del Mar Nero, secondo quanto riferisce il quotidiano emiratino, Al-Arabiya.

Il materiale comprendeva circa 40 veicoli corazzati, fabbricati nel nord della Turchia. Questi sono stati presi in consegna dalle milizie di Salah Badi, leader delle forze armate conosciute come al-Samoud. In passato, Badi si era opposto alla creazione dello GNA, avvenuta tramite gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e aveva osteggiato qualsiasi tipo di soluzione politica alla crisi libica. Inoltre, il Dipartimento del Tesoro statunitense aveva imposto alcune sanzioni contro il leader miliziano libico, il 19 novembre 2018. Similmente, le Nazioni Unite avevano inserito Badi nella lista degli individui da sanzionare, a seguito della Risoluzione 2213 (2015) del Consiglio di Sicurezza. Ciò aveva comportato il congelamento dei beni del militante e una serie di limitazioni di movimento.

Un altro gruppo armato di Tripoli, la Brigata Marsa, ha pubblicato le foto di mitragliatrici, fucili da cecchino e missili anti-carro e aerei. Il materiale bellico appariva ancora nelle casse e le immagini erano accompagnate da una didascalia che suggeriva che anche tale carico faceva parte del materiale arrivato dalla Turchia. Sempre secondo il quotidiano saudita, un drone turco sarebbe stato abbattuto dall’esercito Nazionale Libico (LNA), nella settimana tra il 12 e il 17 maggio.

L’ONU ha rilevato un aumento del sostegno militare turco alle milizie di Tripoli, che si è verificato a seguito della visita ad Ankara del ministro dell’Interno del GNA, Fathi Bashagha, anche fondatore della Brigata Marsa, all’inizio di maggio. La notizia di tale incontro diplomatico è stata riferita da Al-Arabiya, ma non è stata riportata da altri media. Secondo il quotidiano saudita, Bashagha è da sempre considerato il vero detentore del potere a Tripoli. Inoltre, il ministro dell’Interno è originario di Misurata, una città libica caratterizzata da forti legami storici con la Turchia.

I veicoli blindati, che secondo alcuni esperti sarebbero gli stessi utilizzati dall’esercito turco, non rappresentano materiale offensivo, quindi non rientrano nelle sanzioni imposte dall’ONU. Tuttavia, data la situazione di aperto conflitto a Tripoli, è chiaro che tali mezzi verranno utilizzati nella contro-offensiva. Tuttavia, il quotidiano saudita lancia l’allarme terrorismo e sottolinea i collegamenti tra le milizie di Tripoli e i gruppi islamici estremisti, citando movimenti come quello di Ansar al-Sharia, al-Qaeda e ISIS. Da parte sua, il premier del GNA nega tali accuse e ha fortemente condannato Haftar per aver causato una tale escalation delle violenze nel Paese. L’assalto contro la capitale libica, ad oggi, ha causato la morte di almeno 454 persone e il ferimento di 2.154, secondo quanto riferisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra queste vittime vi sono numerosi civili e operatori sanitari. Il numero di sfollati interni, inoltre, ha superato le 32.000 persone.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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