Nuova Zelanda: accusa di terrorismo contro Brenton Tarrant, l’uomo degli attentati a Christchurch

Pubblicato il 21 maggio 2019 alle 17:32 in Asia Nuova Zelanda

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La polizia neozelandese ha depositato, per la prima volta nella storia del Paese, un’accusa di terrorismo contro Brenton Tarrant, l’uomo responsabile delle sparatorie del 15 marzo alle due moschee di Christchurch.

“L’accusa sostiene che quello effettuato a Christchurch è un atto di terrorismo“, ha precisato il commissario della polizia, Mike Bush, con una dichiarazione rilasciata martedì 21 maggio. Si tratta del primo provvedimento preso nell’ambito della legge neozelandese sulla soppressione del terrorismo da quando questa è stata introdotta, nel 2002, in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti.

Contro Tarrant sono state altresì intentate, nella giornata di martedì, un’ulteriore accusa di omicidio volontario e due di tentato omicidio, raggiungendo in tal modo un totale di 91 accuse, 51 del primo tipo e 40 del secondo. L’avvocato dell’imputato non ha ancora rilasciato alcun commento in merito.

Alcuni esperti legali hanno affermato che le condanne per terrorismo in Nuova Zelanda non farebbero molta differenza nella pratica, dal momento che nel Paese le accuse per omicidio sono tali da attribuire già la pena massima più elevata. Ciononostante, tali provvedimenti avrebbero un valore intrinseco elevato perché rifletterebbero l’impatto traumatico che questo tipo di azioni inducono non solo sulle famiglie delle vittime ma sulla società civile in generale. “L’accusa di terrorismo permette di riconoscere il danno alla comunità e agli individui colpiti indirettamente, come ad esempio quelli che erano presenti ma che non sono stati feriti o uccisi fisicamente”, ha affermato Graeme Edgeler, avvocato e commentatore legale.

Un testimone intervistato dall’agenzia di stampa Reuters, Mohamed Hussein Mostafa, il cui padre è stato ucciso durante l’attacco alla moschea di Al Noor, ha riferito di essere grato che l’episodio venga trattato come caso di terrorismo, soprattutto considerando che la comunità musulmana era stata spesso denigrata in passato dai media e dai politici. “Rafforzerà nella mente delle persone che il terrorismo non ha razza o religione”, ha affermato l’uomo. “Sono felice che sarà reso un caso di terrorismo vero e proprio così da fare in modo che tale atrocità venga adeguatamente condannata”.

In un attacco trasmesso in diretta su Facebook, un individuo munito di armi semi-automatiche ha preso di mira i fedeli che partecipavano alle preghiere del venerdì, nella città neozelandese di Christchurch, uccidendo 50 fedeli e ferendo decine di persone. Tarrant, 28 anni, è stato accusato dell’omicidio il giorno dopo l’attacco. É stato poi trasferito nell’unico carcere di massima sicurezza della Nuova Zelanda, ad Auckland, e il 5 aprile è apparso di fronte all’Alta Corte attraverso un collegamento video. Nelle immagini appare ammanettato e seduto, vestito con l’uniforme della prigione. Ha ascoltato con calma tutta l’udienza, che è durata circa 20 minuti, secondo quanto riportano i media. Il giudice della Corte Suprema, Cameron Mander, ha infine dichiarato che la presentazione di un appello da parte di Tarrant, alla sua prossima apparizione in Corte, dipende dalla sua valutazione psichiatrica e da “qualsiasi altro sviluppo”.

Il primo ministro della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, ha dichiarato che il suo governo ha preso la decisione di rafforzare la legislazione in fatto di possessione di armi da fuoco, a seguito di questo terribile evento. “Abbiamo preso una decisione come gabinetto, siamo tutti uniti”, ha aggiunto Ardern. La decisione è stata presa quando, subito dopo le sparatorie, il primo ministro ha etichettato l’attacco come terrorismo e ha affermato che il 15 marzo, la storia della Nuova Zelanda è cambiata per sempre, ed ora anche le sue leggi. La premier ha annunciato in conferenza stampa “un’azione a nome di tutti i neozelandesi per rendere il Paese un posto più sicuro, dove tutte le armi semiautomatiche come quelle usate durante l’attacco saranno bandite”.

Secondo il nuovo disegno di legge, tutti i fucili semi-automatici di tipo militare (MSSA) e quelli d’assalto saranno vietati, insieme alle parti che servono a convertire le armi in MSSA e tutti i caricatori ad alta capacità. Il primo ministro Ardern ha altresì specificato che in futuro molte più riforme riguarderanno il registro delle armi da fuoco e le licenze. L’Australia ha vietato le armi semiautomatiche e ha effettuato un riacquisto di armi dopo il massacro di Port Arthur nel 1996, durante il quale 35 persone sono state uccise. La Ardern ha affermato che, analogamente all’Australia, la legge consentirebbe esenzioni rigorose per gli agricoltori per quanto riguarda l’uso delle armi in materia di controllo dei parassiti e benessere degli animali. La leader neozelandese ha poi aggiunto che crede fermamente che la maggioranza di legittimi proprietari d’armi nel Paese comprenderà che queste mosse sono nell’interesse nazionale e prenderanno questi cambiamenti in modo positivo.

La Nuova Zelanda, un Paese con meno di 5 milioni di persone, ha al suo interno un numero di armi da fuoco stimato tra 1.2 e 1.5 milioni, e circa 13.500 di queste armi di tipo MSSA. La maggior parte degli agricoltori possiede armi da fuoco specialmente per la caccia ai cervi, ai maiali e alle capre. I club di armi da fuoco e le aree di tiro sono su tutto il territorio del Paese, e questo ha creato una potente lobby che ha ostacolato i precedenti tentativi di rafforzare le leggi sulle armi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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