Libia: riaprono le strutture idriche assediate nei pressi di Tripoli

Pubblicato il 21 maggio 2019 alle 17:39 in Africa Libia

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Le forniture d’acqua sono state oggi ripristinate nella capitale libica di Tripoli dopo che, nella mattinata di lunedì 20 maggio, gli impianti idrici erano stati chiusi per via di un attacco armato ai pozzi di Shuwairif, città situata 400 chilometri più a sud. L’intervento tempestivo ha permesso di evitare che la mancanza di accesso all’acqua provocasse una grave crisi umanitaria per tutti i 2.5 milioni di abitanti residenti nella capitale. Le Nazioni Unite avevano condannato l’attacco ai pozzi e avevano valutato la chiusura degli impianti idrici come possibile crimine di guerra. “La crisi provocata dal blocco delle forniture idriche si è conclusa e sono ricominciati i flussi”, ha annunciato con una dichiarazione la compagnia Great Man-Made River, composta da una rete di impianti distribuisce acqua dalle falde acquifere del Sahara.

Il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (GNA), riconosciuto a livello internazionale, ha accusato dell’assalto le forze fedeli al generale Khalifa Haftar, impegnato dal 4 aprile in un’offensiva per la conquista della capitale libica. Il gruppo armato responsabile del colpo farebbe capo a Khalifa Hanaish, seguace dell’uomo forte di Tobruk. Il Ministero dell’Interno del governo di Tripoli ha dichiarato che Hanaish sta facendo pressione sul GNA con atti di sabotaggio al fine di ottenere la liberazione di suo fratello, Al-Mabrouk Hanaish, arrestato con l’accusa di far parte di un’organizzazione illegale. Secondo le autorità, non sarebbe la prima volta che tale gruppo tenta di sfidare il governo. Diversi mesi fa, 1 cittadino coreano e 3 filippini erano stati rapiti e, in cambio della loro liberazione, era stato richiesto lo scambio con Al-Mabrouk. I 4 ostaggi, tuttavia, sono stati successivamente rilasciati, il 17 maggio, grazie all’intervento degli Emirati Arabi Uniti che hanno preso contatti con l’Esercito Nazionale Libico (LNA) e il suo comandante, Khalifa Haftar. “Questo significa che il generale di Tobruk è coinvolto anche nell’interruzione dell’approvvigionamento di acqua a Tripoli, effettuata con lo scopo di peggiorare le condizioni delle persone che ci vivono”, si legge in una dichiarazione dell’autorità idrica che si occupa delle strutture di Shuwairif.

Da parte loro, le forze di Haftar hanno negato di essere coinvolte nell’attacco ai pozzi e nel blocco dell’acqua. Un comandante dell’LNA ha fatto sapere che l’esercito stava inviando rinforzi per proteggere le condutture.

Il gruppo armato capeggiato da Hanaish ha preso d’assalto le stazioni di pompaggio di Shuwairif sabato 18 maggio, costringendo i dipendenti a chiudere le tubature. Le forniture ai residenti della città di Tripoli non sono state interrotte immediatamente poiché il sistema idrico possiede una capacità autonoma di due giorni.

L’interruzione dell’approvvigionamento idrico va a peggiorare la situazione già estremamente difficile della capitale libica, che si trova sotto attacco da parte di Haftar dal 4 aprile. Secondo le stime delle Nazioni Unite, i combattimenti nella battaglia per Tripoli hanno ucciso almeno 510 persone, costretto 75.000 abitanti ad abbandonare le loro case e intrappolato migliaia di migranti nei centri di detenzione.

Dopo la deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, il Paese soffre una forte instabilità. La Libia è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. L’assedio di Tripoli rappresenta una delle partite principali nello scontro tra le due fazioni, che si fa sempre più violento, a discapito della popolazione locale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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