Italia: nave saudita attracca al porto di Genova, protestano i sindacati

Pubblicato il 21 maggio 2019 alle 17:43 in Arabia Saudita Italia

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Diversi sindacati italiani hanno rifiutato, lunedì 20 maggio, di caricare generatori elettrici su una nave saudita che trasportava armi destinate ad essere utilizzate nella guerra in Yemen. La nave Bahri Yanbu, battente bandiera saudita, ha attraccato lunedì al porto di Genova nonostante le proteste dei lavoratori portuali.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa italiana ANSA, diversi carichi sono stati imbarcati sulla nave prima della partenza per il porto saudita di Jeddah, avvenuta nella serata di ieri, verso le 22.30. La nave, tuttavia, attraccherà prima ad Alessandria d’Egitto e successivamente, raggiungerà la sua destinazione finale in Arabia Saudita.

I lavoratori portuali hanno tentato senza successo di impedire l’attracco al porto di Genova e hanno alzato striscioni con la scritta “Fermare il traffico di armi, guerra alla guerra”. I generatoti elettrici però non sono stati caricati sul cargo saudita, rimanendo chiusi nel magazzino di un terminal.

La nave, da 50.000 tonnellate, ha già fatto scalo in diversi porti europei, presumibilmente per raccogliere armi. Alcuni ufficiali francesi hanno riferito che un carico di armi previsto presso il porto di Le Havre è stato cancellato in seguito alle proteste di vari attivisti.

La questione della vendita di armi per l’Arabia Saudita divide i governi europei, con il presidente francese Emmanuel Macron che difende le trattative con lo stato del Medio Oriente come parte della “lotta al terrorismo”.

La Germania, tuttavia, ha sospeso la vendita di armi a Riyadh dopo l’uccisione del dissidente saudita Jamal Khashoggi, avvenuta il 2 ottobre a Istanbul, durante una visita all’interno del Consolato del Regno, in Turchia, dove è stato assassinato e smembrato da agenti sauditi. La decisione di Berlino ha sollevato un dibattito ancora più aspro tra i diversi partner europei, dal momento che ciò potrebbe influenzare direttamente la produzione di armi congiunta.

La coalizione a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi, il cui governo è riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi controllano la capitale del Paese, Sana’a, e le più vaste aree popolate dello Yemen, fin dallo scoppio del conflitto. Le Nazioni Unite stanno portando avanti numerosi colloqui con gli Houthi e il governo sostenuto dai sauditi per trovare una soluzione politica a questa tremenda guerra, che continua a seminare morte e che ha ridotto lo Yemen sull’orlo della carestia. Il Paese, a seguito di questi 4 anni di conflitto, rappresenta una delle realtà più povere del mondo. Inoltre, nel novembre 2018, che è stato il mese che ha contato più vittime in Yemen dall’inizio del conflitto, si sono verificati almeno 2.959 decessi documentati. In totale, dal 2015, più di 13.000 persone sono morte a causa della guerra, secondo le stime dell’ONU. Le Nazioni Unite hanno descritto la situazione in cui versa il Paese della Penisola araba come la peggiore crisi umanitaria del mondo, con 3,3 milioni di persone ancora sfollate e 24 milioni di abitanti, ovvero oltre i due terzi della popolazione, che necessitano di aiuti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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