Iran: i sauditi responsabili dell’attacco all’ambasciata americana di Baghdad

Pubblicato il 21 maggio 2019 alle 17:27 in Arabia Saudita Iran

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Un ufficiale iraniano ha accusato l’Arabia Saudita di essere tra i responsabili dell’attacco all’ambasciata americana di Baghdad, verificatosi il 19 maggio nella Zona Verde della capitale.

Come riportato da al al-Jazeera, il capo del Comitato per la Sicurezza Nazionale e le Politiche Estere del Parlamento iraniano, Hishmat Allah Faht Bisha, ha dichiarato che l’offensiva fa parte della politica estera saudita, il cui scopo è creare una situazione di “caos indomabile” nella regione. Da parte americana, un ufficiale del Dipartimento di Stato ha affermato che, fino ad ora, non è stato dichiarato nessun colpevole per l’attacco a Baghdad ma ha poi aggiunto: “Se le milizie o altri membri delle forze militari iraniane sono tra i fautori, l’Iran stesso sarà ritenuto responsabile e noi risponderemo con la stessa moneta”.

Al-Jazeera riporta altresì che fonti della polizia irachena hanno una piattaforma per il lancio di missili ad Est di Baghdad, nel quartiere di al-Senauh, situato a 7 km dalla Zona Verde. Secondo tale fonte, il ritrovamento costituirebbe un’ulteriore prova da tenere in considerazione. L’accaduto del 19 maggio è stato commentato anche in Europa. Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha definito l’attacco una fonte di preoccupazione, che potrebbe provocare un’escalation di violenza nella regione, oltre ad altri attacchi e attentati imprevedibili.

Lo scenario politico nella regione continua ad essere caratterizzato da forti tensioni che coinvolgono in primo luogo USA ed Iran. A partire dall’8 maggio 2018, data in cui il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOE), le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono peggiorate, a causa della re-imposizione delle sanzioni contro Teheran. Ad un anno di distanza dall’uscita dal patto, l’8 maggio 2019, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana. Teheran, per tutta risposta, ha dichiarato di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio e ha descritto la presenza americana un bersaglio da colpire. Il JCPOE è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale.

In tale panorama, si aggiunge il coinvolgimento diretto o indiretto di altri Paesi della regione, tra cui l’Arabia Saudita. Il 13 e 14 maggio, si sono verificati attacchi e atti di sabotaggio contro petroliere e mezzi navali appartenenti a Riad e agli Emirati Arabi Uniti a largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz, con ingenti conseguenze sull’economia dei Paesi interessati. Sebbene non si abbiano prove certe sui responsabili, si pensa che dietro all’attacco possano esservi le Guardie della Rivoluzione iraniane. Riad è stata minacciata ulteriormente dai ribelli sciiti Houthi, una delle parti protagoniste del conflitto in Yemen, innescando tensioni anche tra Arabia Saudita e le autorità yemenite. Nella cornice del conflitto in Yemen, l’Arabia Saudita, dal marzo 2015, è alla guida di una coalizione a sostegno delle forze governative del presidente Abd- Rabbu Mansour Hadi, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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