Palestina-USA: respinti l’ “Accordo del Secolo” di Trump e la conferenza in Bahrain

Pubblicato il 20 maggio 2019 alle 18:26 in Israele Palestina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La delegazione palestinese non parteciperà alla conferenza prevista il mese prossimo in Bahrain dagli Stati Uniti, ha riferito lunedì 20 maggio il ministro dello Sviluppo sociale, Ahmed Majdalani, membro del comitato esecutivo della Palestine Liberation Organization. “Non ci sarà alcuna partecipazione al seminario di Manama“, ha dichiarato il ministro palestinese all’agenzia di stampa Reuters. “Chiunque vi prenderà parte sarà solo un collaboratore degli americani e di Israele”.

Durante la conferenza, è attesa la presentazione ufficiale di parte del cosiddetto “Accordo del Secolo”, il piano di pace dell’amministrazione Trump per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Il contenuto dell’accordo, in realizzazione da almeno due anni, è ancora perlopiù sconosciuto. Sono previsti investimenti su larga scala e attività infrastrutturali da sviluppare nei territori palestinesi, ma gli elementi politici cruciali devono ancora essere rivelati.

Il seminario economico, fissato per il 25 e il 26 giugno in Bahrain, non affronterà le parti più controverse del conflitto, ovvero i confini, lo status di Gerusalemme, i profughi palestinesi e la sicurezza di Israele. La leadership palestinese ha anche affermato di non essere stata consultata in merito alla conferenza. Secondo le autorità, qualsiasi piano di pace americano che ignori le aspirazioni politiche del popolo palestinese per uno Stato indipendente è destinato a fallire. “Qualsiasi soluzione al conflitto in Palestina deve essere politica e basata sulla fine dell’occupazione”, ha chiarito il primo ministro Mohammad Shtayyeh durante una riunione del governo palestinese. “L’attuale crisi finanziaria è il risultato di una guerra contro di noi. Non soccomberemo al ricatto e all’estorsione e non abbandoneremo i nostri diritti nazionali per denaro”, ha aggiunto. L’amministrazione Trump ha riferito che il piano di pace e la conferenza di Manama si concentreranno sui benefici economici che potrebbero essere ottenuti dalle due parti qualora il conflitto israelo-palestinese fosse risolto.

I palestinesi ritengono che gli Stati Uniti stiano cercando di raccogliere il sostegno di altri Paesi arabi per costringerli a congelare le loro richieste in cambio di ingenti somme di investimento. Domenica 19 maggio, in una dichiarazione congiunta con il Bahrain, la Casa Bianca ha affermato che l’incontro avrebbe offerto ai leader politici, civili e imprenditoriali la possibilità di raccogliere sostegno per iniziative economiche rese possibili solo con un accordo di pace. “Il popolo palestinese, insieme a tutti i popoli del Medio Oriente, merita un futuro di dignità e l’opportunità di migliorare la propria vita”, ha dichiarato il consigliere e genero del presidente Donald Trump, Jared Kushner. “Il progresso economico può essere raggiunto solo con una solida visione economica e solo qualora i problemi politici di base vengano risolti”, ha sostenuto Kushner.

Un alto funzionario dell’amministrazione americana ha riferito, da Washington, che gli inviti alla conferenza verranno inviati a diverse personalità negli Stati Uniti, in Europa e nel Golfo, nonché ad alcuni uomini d’affari palestinesi. In assenza di colloqui diretti con le autorità politiche, i funzionari della Casa Bianca hanno spesso parlato di coinvolgere privati palestinesi e gruppi della società civile. Non è ancora chiaro, tuttavia, chi siano questi contatti o chi rappresentino.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione Trump si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città. Gli Stati Uniti hanno altresì tagliato aiuti ai palestinesi equivalenti a centinaia di milioni di dollari e hanno ordinato la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington.

Il 25 marzo, a Washington, il presidente americano Donald Trump ha firmato un decreto nel quale gli Stati Uniti riconoscono la sovranità israeliana sulle Alture del Golan. L’atto ha in pratica formalizzato la dichiarazione di Trump del 21 marzo, con la quale il presidente degli USA aveva affermato che era giunto il momento per gli Stati Uniti “di riconoscere pienamente” la sovranità israeliana sul Golan.

Il piano di pace americano è stato fortemente criticato su più fronti. “Un tale accordo sarà morto in partenza perché non affronta questioni come la fine dell’occupazione israeliana o l’affermazione della sovranità palestinese”, ha dichiarato Emile Nakhleh, professore e direttore dell’Istituto di politica di sicurezza globale e nazionale, presso l’Università di New Mexico. Joe Macaron, un ricercatore sulla politica degli Stati Uniti in Medio Oriente, ha criticato la mancanza di coinvolgimento delle parti interessate, affermando che: “Il cosiddetto accordo del secolo è l’unico tentativo nella storia della risoluzione del conflitto in cui le parti del conflitto non sono incluse nel processo e in cui i loro sostenitori regionali non sono stati informati”. Secondo Macaron: “Mr. Kushner pianifica un tour di raccolta fondi per la componente economica del piano, mentre non menziona la componente politica, quindi si aspetta che gli alleati arabi finanzino questo piano e normalizzino i rapporti con Israele prima ancora di conoscere il piano segreto per risolvere il conflitto israelo-palestinese”. Considerando le misure adottate dall’amministrazione Trump fino ad oggi, c’è poca speranza per una potenziale svolta.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.