Mali: 2 attacchi contro la missione di pace ONU, 1 morto

Pubblicato il 20 maggio 2019 alle 16:16 in Africa Mali

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Un soldato delle Nazioni Unite è stato ucciso e diverse persone sono rimaste ferite in 2 attacchi contro la missione di pace dell’ONU in Mali, secondo quanto hanno riferito le autorità del Paese, domenica 20 maggio.

Un gruppo di uomini armati ha effettuato un primo assalto a Timbuktu, dove sono attivi diversi gruppi armati, secondo il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric. Il soldato che è stato ucciso era nigeriano e anche i 3 feriti. Nella stessa giornata, un veicolo delle Nazioni Unite ha subito ingenti danni dopo essere transitato sopra un ordigno esplosivo, a Tessalit, nella regione settentrionale di Kidal, vicino al confine con l’Algeria. Nella vettura erano presenti 3 soldati, che sono rimasti feriti.

Il segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha condannato tali violenze e ha espresso le sue condoglianze alla famiglia del soldato ucciso. Il segretario ha poi aggiunto che gli attacchi contro il personale impiegato nelle missioni di pace possono essere considerati crimini di guerra, secondo il diritto internazionale. Gli assalti non sono ancora stati rivendicati. Per cercare di favorire la stabilità e contrastare l’attività degli estremisti nel Paese, l’ONU ha lanciato la missione MINUSMA in Mali, formata da 12.000 truppe. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, risalente al 25 aprile 2013. Da quell’anno, più di 190 peacekeeper sono morti nel Paese, tra cui circa 120 uccisi in attacchi diretti. Il Mali rappresenta quindi l’operazione di pace più letale delle Nazioni Unite, durante la quale si sono verificati più della metà dei decessi totali di caschi blu avvenuti a livello globale, negli ultimi cinque anni.

L’ultimo incidente contro l’ONU, in Mali, si era verificato il 13 aprile. Un operatore di pace delle Nazioni Unite è rimasto ucciso e altri quattro sono stati feriti quando una mina è esplosa, mentre il loro convoglio passava attraverso il Mali centrale. Gli ultimi attacchi arrivano in un momento di instabilità politica. Il 19 aprile, infatti, il primo ministro del Mali e il suo governo hanno rassegnato le dimissioni, a causa dell’incapacità di gestire le rivalità inter-etniche che hanno portato alla massacro di 160 pastori fulani, il 23 marzo. Gli attacchi contro la popolazione fulani sono avvenuti mentre una missione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite stava visitando il Paese nel tentativo di trovare soluzioni alla violenza che ha provocato la morte di centinaia di civili nel corso del 2018, violenza che ora si sta diffondendo nella regione del Sahel dell’Africa occidentale.

Gruppi jihadisti associati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico hanno sfruttato e fomentato le rivalità etniche già esistenti in Mali e nei Paesi vicini, Burkina Faso e Niger, per aumentare il successo del loro reclutamento tra le proprie fila, e rendere ampie porzioni degli Stati ingovernabili. Gli ambasciatori del Consiglio di Sicurezza avevano incontrato il presidente maliano, Ibrahim Boubacar Keita, insieme ad altri funzionari governativi, nella giornata di venerdì 22 marzo, per discutere delle violenze e della lenta implementazione di un accordo di pace stipulato nel 2015 con i gruppi armati di matrice non islamista. “Un palese senso di frustrazione tra i membri del Consiglio di Sicurezza in merito alla velocità di attuazione dell’Accordo di Pace del Mali”, ha scritto su Twitter in proposito un rappresentante britannico della missione, Stephen Hickey, concludendo che il Consiglio si è preparato a imporre sanzioni contro chi impedirà tale attuazione.

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di Redazione

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