Libia: attacco contro strutture idriche, Tripoli rimane senza acqua

Pubblicato il 20 maggio 2019 alle 17:49 in Africa Libia

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Un gruppo armato ha attaccato i pozzi di Shuwairif, situati 400 chilometri a Sud della capitale libica, causando la chiusura degli impianti idrici. Di conseguenza, Tripoli e le città occidentali e centrali del Paese si trovano senza accesso all’acqua.  

Il quotidiano locale, The Libya Observer, ha riferito che la scarsità idrica ha avuto inizio la mattina di lunedì 20 maggio, aggiungendo che la fornitura d’acqua verrà anche ridotta a Gharyan e in alcune città montane della regione. “Ribadiamo che il fiume artificiale attaccato non era controllato da nessuna delle parti nel conflitto politico e militare in corso in Libia e chiediamo ai dipartimenti di sicurezza e militari di assumersi la responsabilità di assicurare le strutture idriche in modo che tutti i cittadini possano accedere alle risorse”, si legge in una dichiarazione dell’autorità idrica che si occupa delle strutture di Shuwairif.

Secondo il ministero dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, il gruppo armato responsabile dell’attacco fa capo a Khalifa Hanaish, un seguace dell’uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar. Il ministero ha aggiunto che Hanaish sta facendo pressioni sullo GNA, attraverso atti di sabotaggio, per ottenere la liberazione di suo fratello, Al-Mabrouk Hanaish, che è stato arrestato con l’accusa di far parte di un’organizzazione illegale. “Questo non è il primo tentativo da parte di tale gruppo armato, Tariq Hanaish ha già tentato in precedenza di fare pressioni sul governo rapendo 1 cittadino sudcoreano e 3 filippini e chiedendo al governo di scambiarli con Al-Mabrouk, ma non è successo. Gli stranieri sono stati liberati attraverso mediazione di un terzo Paese, in coordinamento con Haftar”, si legge nella dichiarazione. “Questo significa che Haftar è coinvolto anche nell’interruzione dell’approvvigionamento di acqua a Tripoli, effettuato per peggiorare le condizioni delle persone che ci vivono”, continua il documento.  

L’interruzione dell’approvvigionamento idrico va a peggiorare la situazione già estremamente difficile della capitale libica, che si trova sotto attacco da parte di Haftar, dal 4 aprile. Giovedì 16 maggio, l’organizzazione per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha comunicato che gli attacchi contro le strutture e abitazioni civili della capitale possono essere considerati crimini di guerra e sarà aperta un’indagine a tale proposito. “L’organizzazione ha raccolto testimonianze e analizzato immagini satellitari, che indicano che aree residenziali densamente popolate nel distretto di Abu Salim, a Tripoli, sono state attaccate indiscriminatamente con missili durante gli intensi combattimenti che si sono verificati tra il 15 e il 17 aprile”, riferisce Amnesty. L’assalto contro la capitale libica, ad oggi, ha causato la morte di almeno 454 persone e il ferimento di 2.154, secondo quanto riferisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra queste vittime vi sono numerosi civili e operatori sanitari. Il numero di sfollati interni, inoltre, ha superato le 32.000 persone.

Dopo la deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, il Paese soffre una forte instabilità. La Libia è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. L’assedio di Tripoli rappresenta una delle partite principali nello scontro tra le due fazioni, che si fa sempre più violento, a discapito della popolazione locale. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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