Italia: sequestrata Sea Watch, ordinato sbarco migranti nonostante il “no” di Salvini

Pubblicato il 20 maggio 2019 alle 6:00 in Immigrazione Italia

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I magistrati italiani hanno ordinato il sequestro della Sea Watch, ferma da 2 giorni a largo di Lampedusa, e lo sbarco dei 47 migranti che erano a bordo della nave. Non ha tardato la replica del ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini.

Nella serata di domenica 19 maggio, gli agenti della guardia di finanza italiana hanno affiancato la Sea Watch 3 per sequestrarla. Poco prima della decisione presa dai magistrati, Salvini, fin dall’inizio contrario allo sbarco dei migranti, aveva pubblicato un post sul suo account Facebook, scrivendo: “Finché il ministro sono io, NEGO l’autorizzazione allo sbarco. Se qualche procuratore intende fare il ministro si candidi alle elezioni. Per quanto mi riguarda, anche in caso di sequestro della nave NON deve scendere nessuno a terra”. Dopo il sequestro dell’imbarcazione, il ministro dell’Interno ha rincarato con una domanda provocatoria: “La difesa dei confini e l’ingresso in Italia di un gruppo di sconosciuti deve essere una decisione politica, espressione della volontà popolare, o di magistrati e ONG straniere?”. Infine, Salvini ha ribadito che, per quanto lo riguarda, “dalla nave fuorilegge SeaWatch (Ong tedesca, bandiera olandese) non scende nessuno”, e che chi la pensa diversamente se ne “assumerà la responsabilità”.

Nel corso della giornata, il comandante della nave, Arturo Centore, aveva lanciato un ultimatum alle autorità italiane della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, denunciando la condizione critica dei passeggeri, pronti a compiere gesti disperati, come evidenziato dalla portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, e rendendo noto che, se entro le 21.00 non avesse ottenuto l’autorizzazione allo sbarco, avrebbe levato l’ancora e sarebbe entrato nel porto di sua iniziativa personale.

La nave aveva messo in salvo 65 migranti, tra cui 2 neonati e alcune persone gravemente ustionate, a 30 miglia dalle coste libiche, quando una motovedetta del Paese nordafricano le aveva intimato di allontanarsi dalle coste della Libia. A quel Punto, il comandante della Sea Watch 3, la quale batte bandiera olandese, si era spinto in direzione delle acque territoriali italiane. Il 16 maggio, però, Salvini aveva firmato un’ordinanza per intimare di tenere chiusi i porti alla nave, che dal 17 maggio è dunque ormeggiata in attesa di sviluppi nei pressi di Lampedusa, fuori dalle acque territoriali.

L’ennesima disputa in materia di porti chiusi nella Penisola fa seguito a una recente critica, da parte delle Nazioni Unite, della bozza di un decreto emanato dal governo italiano e volto a impedire ulteriori sbarchi. Il documento prevede multe per ogni migrante soccorso illegalmente e reputa il passaggio di navi straniere soccorritrici nelle acque territoriali italiane “lesivo del buon ordine e della sicurezza dello Stato italiano”, nonché “finalizzato a introdurre migranti irregolari, in violazione delle leggi vigenti in materia di immigrazione, privi altresì di documenti di identità e provenienti in parte da Paesi stranieri a rischio terrorismo”. Il 15 maggio, con una lettera, le Nazioni Unite hanno esortato l’Italia a respingere il decreto Sicurezza Bis in quanto rischia di “compromettere i diritti umani dei migranti, inclusi richiedenti asilo e le vittime di detenzione arbitraria, tortura, traffico di esseri umani e altre gravi violazioni dei diritti umani”.

 

 

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Claudia Castellani

di Redazione

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