Egitto: 12 jihadisti uccisi dalla polizia

Pubblicato il 20 maggio 2019 alle 13:36 in Africa Egitto

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Due operazioni effettuate dalla polizia egiziana vicino al Cairo hanno causato la morte di 12 jihadisti, secondo quanto ha riferito il ministero dell’Interno, lunedì 20 maggio. L’intervento arriva il giorno dopo un attacco contro un bus turistico nei pressi delle piramidi di Giza, che ha causato il ferimento di 17 persone.

Le forze di sicurezza “hanno effettuato un’incursione in un appartamento che era stato utilizzato per fabbricare ordigni esplosivi”, ha riferito il ministero degli Interni del Cairo. I jihadisti avrebbero avuto legami con la Fratellanza Musulmana, secondo quanto riferiscono le autorità egiziane. Lo stesso giorno, una seconda operazione delle forze di sicurezza si è verificata presso il quartiere Al-Shorouk del Cairo contro il gruppo militante Hasm, una sezione armata dei Fratelli Musulmani. A seguito dell’incursione delle forze dell’ordine, il ministero ha dichiarato che 5 sospetti jihadisti sono stati uccisi in uno scontro a fuoco. Gli estremisti erano in possesso di armi e munizioni. “Come parte degli sforzi del ministero per contrastare l’organizzazione terroristica dei Fratelli Musulmani, le informazioni su queste operazioni sono state inviate ai servizi di sicurezza nazionale”, hanno aggiunto le autorità del Cairo.

Il giorno precedente, domenica 19 maggio, un’esplosione ha causato il ferimento di 17 persone, la maggior parte provenienti dal Sudafrica, vicino a un museo nei pressi delle piramidi di Giza. La notizia è stata inizialmente divulgata da 2 membri delle forze di sicurezza locali. Una terza fonte ha spiegato che il pullman trasportava 25 turisti sudafricani dall’aeroporto verso la zona delle piramidi. Sono stati feriti anche 4 civili egiziani che erano a bordo di un’automobile poco lontano. La detonazione è avvenuta a circa 400 metri dal Grande Museo Egizio, non lontano dal luogo dove, il 28 dicembre 2018, si era verificato un attentato ai danni di un altro pullman turistico. Il museo non è stato danneggiato, secondo quanto reso noto dal Ministero delle Antichità del Paese. La struttura, in costruzione, non è ancora aperta al pubblico, e non lo sarà fino al 2020. È previsto che il museo ospiti i principali beni culturali del Paese, ed è parte degli sforzi manifestati dal governo nel tentativo di rilanciare il turismo, fattore chiave nell’economia dell’Egitto. L’ondata turistica nello Stato Nord africano ha subito una forte battuta d’arresto a partire dal 2011 ed è perdurata fino al 2015 per via dei frequenti attentati.

Nell’attacco del 28 dicembre scorso, 3 turisti vietnamiti erano morti, insieme alla guida egiziana che li scortava, e altri 10 erano rimasti feriti, quando una bomba è esplosa sul ciglio della strada colpendo il loro pullman, a circa 4 km di distanza dalle piramidi di Giza. Prima di tale evento, l’ultimo attacco era avvenuto il 14 luglio 2017, quando due turiste tedesche erano state accoltellate e uccise presso il resort Mar Rosso, a  Hurghada. Le forze di sicurezza egiziane stanno portando avanti una campagna anti-terroristica contro i militanti islamisti, tra cui sono presenti anche jihadisti dello Stato Islamico. La campagna, che si incentra in primo luogo nel Sinai del Nord, è chiamata Comprehensive Operation – Sinai 2018, ed è stata lanciata il 9 febbraio scorso dal governo egiziano, con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Nonostante il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi. Tuttavia, le iniziative stanno avendo successo, e hanno permesso di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

Al-Sisi è salito al potere l’8 giugno 2014, a seguito della cacciata dell’ex leader egiziano democraticamente eletto, Mohamed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana in Egitto, che è stato destituito il 3 luglio 2013. Da quel momento, le autorità del Cairo hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro il movimento politico islamico, già dichiarata organizzazione terroristica dal Cairo, nel dicembre 2013. A seguito di un incontro con Al-Sisi, anche l’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, sta valutando l’ipotesi di inserire la Fratellanza Musulmana nella lista delle organizzazioni terroristiche. Tale etichettatura risulterebbe in pesanti sanzioni contro il movimento, diffuso in tutto il Medio Oriente.

La Fratellanza Musulmana è stata fondata nel 1928 in Egitto e per decenni ha utilizzato metodi violenti per perseguire l’obiettivo di plasmare una società governata dalla legge islamica. Tuttavia, l’organizzazione ha rinunciato a qualsiasi uso della violenza negli anni ’70 e ha abbracciato ideali democratici, sebbene alcuni rami locali e alcuni ex membri siano stati coinvolti in operazioni terroristiche. 

 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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