Arabia Saudita denuncia 2 attacchi degli Houthi contro la Mecca

Pubblicato il 20 maggio 2019 alle 17:01 in Arabia Saudita Yemen

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Secondo quanto riferiscono i media sauditi, le difese aeree di Riad hanno abbattuto un missile balistico sulla città di Taif, 65 chilometri a Est della città sacra della Mecca, nelle prime ore del 20 maggio. Nella stessa mattinata, un secondo missile ha tentato di raggiungere la città portuale di Jedda, 80 chilometri a Ovest dalla città sacra dell’Islam, prima di essere neutralizzato.

L’Arabia Saudita ha riferito che i lanci sono stati effettuati dai ribelli sciiti Houthi. Tali forze controllano vaste aree popolate dello Yemen, fin dallo scoppio del conflitto civile nel Paese, avvenuto il il 19 marzo del 2015. Nel conflitto sono presenti due fazioni: da una parte, i ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran, e, dall’altra, le forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli Stati Uniti. Da parte sua, il movimento ha negato di aver effettuato gli attacchi del 20 maggio, secondo quanto riferisce il quotidiano The New Arab. I missili sono stati intercettati poco prima dell’alba, quando i fedeli della Mecca stavano effettuando il suhoor, il pasto che precede il digiuno quotidiano diurno del Ramadan.

Secondo le autorità saudite tale attacco fa parte di un “piano dell’Iran volto a minacciare la sicurezza dei pellegrini durante le notti del Ramadan”. Molti musulmani compiono un pellegrinaggio alla Mecca, chiamato Umrah, durante il mese sacro dell’Islam. Il portavoce militare del movimento Houthi, il brigadiere Yahya Sari ha negato con forza la responsabilità dell’attacco del 20 maggio. “Questa non è la prima volta che il regime saudita ci accusa di prendere di mira la Mecca”, ha dichiarato. “L’obiettivo di queste accuse è di ottenere sostegno e approvazione per quella che sarebbe considerata un’aggressione mostruosa”, ha aggiunto.

Tali attacchi arrivano in un momento estremamente teso per la regione. Martedì 14 maggio, gli Houthi hanno effettuato bombardamenti con droni contro un oleodotto in Arabia Saudita. Nel rivendicare l’attacco, i ribelli sciiti lo hanno definito una vendetta per i raid aerei che la coalizione a guida saudita continua ad effettuare contro infrastrutture civili yemenite. L’Arabia Saudita ha accusato l’Iran di aver ordinato l’attacco alle infrastrutture petrolifere e ha bombardato la capitale dello Yemen, Sana’a, che è controllata dagli Houthi. Gli ultimi raid contro la capitale, che si sono verificati il 15 maggio, hanno causato la morte di 6 civili.

Lo Yemen subisce l’aumento delle tensioni tra l’Iran e Stati Uniti nella regione del Golfo. L’Arabia Saudita è un forte alleato di Washington, che sostiene in una serie di rinnovati sforzi contro presunte minacce rilevate dagli Stati Uniti. Il 6 maggio, gli USA hanno schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Adel al-Jubeir, ministro degli Affari Esteri saudita, ha dichiarato, il 19 maggio, che il Regno non vuole la guerra ma “non resterà con le mani legate” se sarà attaccato. Lo stesso giorno, anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato Teheran. “Se l’Iran vuole combattere, quella sarà la sua fine ufficiale. Non minacciare mai più gli Stati Uniti!”, si legge in un post di Trump su Twitter.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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