Lo Sri Lanka è nella trappola del debito cinese?

Pubblicato il 19 maggio 2019 alle 12:58 in Asia Cina

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Lo Sri Lanka viene spesso annoverato tra i Paesi che caduti nella “trappola del debito” a causa dei progetti di investimento finanziati dalla Cina. Si tratta di un gruppo di Paesi, principalmente dell’area del Sud-Est Asiatico, che hanno aderito per primi alla grande iniziativa del presidente Xi Jinping nota come Belt and Road o Nuova Via della Seta. L’iniziativa, considerata il fiore all’occhiello della politica estera cinese degli ultimi 6 anni, è stata lanciata nel 2013 dal Presidente della Cina e mira a ricreare l’interconnessione tra Asia, Europa e Africa che era tipica delle rotte commerciali dell’antica Via della Seta attraverso la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali basati sui finanziamenti cinesi.

Uno dei maggiori investimenti cinesi in Sri Lanka è quello del porto di Hambatntota, concesso in leasing alla Merchant Port Holings Limited cinese per 99 anni in cambio di 1,12 miliardi di dollari nel 2017. È proprio questo progetto ad aver fatto inserire lo Sri Lanka tra i Paesi che, secondo i detrattori dell’iniziativa Belt and Road, India e Stati Uniti per primi, sarebbero caduti nella “trappola del debito” che gli investimenti cinesi portano con sé. La ragione è che la concessione di utilizzo del porto sarebbe l’esempio di come un Paese possa trovarsi forzato a rinunciare ad asset strategici importanti a livello nazionale e a cederli alla Cina. Secondo i critici della Nuova Via della Seta, lo Sri Lanka avrebbe infatti concesso il suo porto ai cinesi perché non era in grado di ripagare i prestiti precedentemente ottenuti da Pechino per la costruzione del porto stesso. Per questo, l’unica scelta a disposizione dello Sri Lanka sembra sia stata quello di cederlo alla Cina.

La realtà dei fatti è davvero questa? Non proprio. Il debito dello Sri Lanka nei confronti della Cina è solo la punta di un iceberg e un segnale di una crisi di debito ed economica del Paese più profonda e che va aldilà dei rapporti con Pechino.

Quando Bank of China ha finanziato la costruzione del porto di Hambantota, l’economia dello Sri Lanka soffriva già di seri problemi fiscali ed economici. In molti erano dubbiosi riguardo alla necessità di costruire un nuovo porto internazionale in Sri Lanka e lo erano ancor di più in merito all’accettazione di un prestito con tassi commerciali e alla possibilità di ripagarlo e raggiungere il punto di equilibrio (break-even point) con i profitti derivanti dall’utilizzo del porto stesso. Ciò non è avvenuto, ma la decisione di dare il porto in leasing ai cinesi ha ragioni piu ampie, e radicate nella crisi economica in corso in Sri Lanka.

I prestiti concessi dalla EXIM Bank, sottogruppo di Bank of China, una delle banche statali cinesi, sono giunti in diverse tornate dal 2007 al 2016 e sono stati concessi con un periodo di grazia di 5 anni e con termini di restituzione che vanno da 15 anni in su. Per questo, la necessità di ripagare i debiti per il porto di Hambantota non è una porzione importante del debito estero dello Sri Lanka, anche perché per alcuni prestiti il momento di restituirli non è ancora giunto. In percentuale, tali prestiti rappresentano il 5% del debito estero totale annuale dello Sri Lanka e hanno una percentuale anche minore sul totale dei prestiti da restituire.

La ragione reale per cui lo Sri Lanka ha concesso in leasing il porto di Hambantota alla Cina è da ricercarsi nello squilibrio continuato della bilancia dei pagamenti del Paese. Tale squilibrio è dovuto alla riduzione degli scambi commerciali con l’estero e all’aumento, contemporaneo, dei costi per la restituzione dei debiti. Inoltre, anche se il porto è stato ceduto alla Cina per 99 anni, questo non ha cancellato la necessità di restituire i prestiti ottenuti e utilizzati per rafforzare le riserve denominate in dollaro dello Sri Lanka tra il 2017 e 2018.

Guardando a tutti i progetti infrastrutturali finanziati dalla Cina nello Sri Lanka, si evidenzia come quasi il 60% dei prestiti e finanziamenti esteri che il Paese ha attenuto tra il 2008 e il 2012 sono giunti da Pechino. Nonostante questo, lo Sri Lanka si sarebbe probabilmente trovato nella situazione di crisi attuale e di squilibrio nella bilancia dei pagamenti anche se non avesse ricevuto i finanziamenti cinesi, secondo l’analisi di The Diplomat.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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