Libia: attacco Isis a oleodotto, 3 morti e 4 rapiti

Pubblicato il 19 maggio 2019 alle 6:00 in Africa Libia

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2 membri delle forze di sicurezza e 1 soldato sono stati uccisi e altri 4 rapiti, sabato 18 maggio, in un attacco condotto dallo Stato Islamico presso l’oleodotto libico di Zella.

Gli incursori hanno colpito l’entrata dell’oleodotto situato vicino la cittadina di Zella, posto circa 760 km a sud-ovest della capitale Tripoli, e hanno ucciso 2 delle guardie che presidiavano il luogo prima di fuggire. A riferirlo all’agenzia di stampa Reuters sono stati i residenti locali e alcuni ufficiali. Lo Stato Islamico ha rivendicato l’incursione attraverso la sua agenzia stampa, Aamaq, più tardi nel corso della giornata. Un ingegnere ha affermato che i lavoratori che si trovavano nella struttura sono al sicuro, e che non sono stati arrecati danni ai macchinari.

L’oleodotto in questione appartiene alla Zueitina Oil Company, che nell’ultimo trimestre del 2018 ha prodotto, in tutti i suoi giacimenti, una media di 19.000 barili al giorno. Il presidente della National Oil Corporation (NOC) libica, Mustafa Sanalla, ha preso la parola, nella giornata di sabato 18 maggio, in vista di una riunione, prevista per l’indomani in Arabia Saudita, di un gruppo ministeriale di principali Paesi produttori nel settore, sia membri dell’OPEC sia non. In questo contesto, Sanalla ha confermato l’attacco a Zella, e ha poi affermato che la continua instabilità nel Paese potrebbe causare una perdita del 95% della produzione petrolifera nazionale.

L’incursione di sabato avviene in un momento in cui il generale  Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk alla guida dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), conduce un’offensiva ai danni del governo riconosciuto a livello internazionale, e tenta di assumere il controllo della capitale, Tripoli.

La presenza in Libia di forze appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile, che ha portato alla formazione di due governi rivali, uno insediato a Tripoli e uno a Tobruk. Il 17 settembre 2015, l’accordo di Skhirat ha dato vita al Governo di Accordo Nazionale (GNA), con a capo Serraj, che avrebbe dovuto unificare il panorama politico libico. Tuttavia, gli altri due governi non l’hanno mai riconosciuto, così che Serraj è riuscito ad insediarsi a Tripoli soltanto il 30 marzo 2016 e, da allora, le autorità libiche continuano ad essere divise in due governi: quello stanziato a Tripoli e guidato da Serraj, appoggiato dall’Onu, e quello di Tobruk, appoggiato da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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