Arabia Saudita: “non vogliamo una guerra, ma pronti a rispondere con la forza” all’Iran

Pubblicato il 19 maggio 2019 alle 16:00 in Arabia Saudita Iran

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L’Arabia Saudita, domenica 19 maggio, ha annunciato che vuole evitare una guerra regionale, ma che è pronta a rispondere con “tutta la sua forza” dopo gli attacchi agli oleodotti, avvertendo Teheran che adesso “è il turno” di Riad di replicare.

In occasione di una conferenza stampa domenica, il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, ha affermato: “Il regno dell’Arabia Saudita non vuole né cerca una guerra nella regione, e farà ciò che è in suo potere per scongiurarla”. Allo stesso tempo, però, Jubeir ha ribadito che “nel caso l’altra fazione scelga la guerra, il regno risponderà con tutta la forza e la determinazione, e difenderà se stesse e i suoi interessi”. Nella medesima giornata, il re saudita Salman ha invitato i leader dei Paesi arabi e del Golfo ha incontrarsi in alcuni vertici di emergenza a La Mecca il 30 maggio per discutere delle implicazioni e conseguenze dei recenti attacchi.

Riad ha accusato l’Iran di aver commissionato gli attacchi condotti, martedì 14 maggio, da droni carichi di esplosivo ai danni di due stazioni di pompaggio di petrolio della East-West Pipeline saudita (letteralmente: Oleodotto Est-Ovest, conosciuto anche con l’espressione inglese “the Petroline”). L’incursione è stata rivendicata dai ribelli yemeniti Houthi, allineati con Teheran; il gruppo ha già in passato utilizzato droni armati per effettuare attacchi in Arabia Saudita. L’evento si è verificato due giorni dopo un precedente tentativo di sabotaggio di 2 petroliere saudite al largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Un rapporto di un ente norvegese, visionato dall’agenzia di stampa Reuters, imputa con “alta probabilità” la responsabilità indiretta degli attacchi alle Guardie della Rivoluzione iraniane, che avrebbero facilitato l’incursione e il successivo attacco alle imbarcazioni. Quanto all’Iran, il Paese ha smentito il suo coinvolgimento in entrambe le operazioni.

Domenica 19 maggio, si è pronunciato anche il Ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, rendendo noto che le attuali circostanze “critiche” richiedono la necessità di una “presa di posizione unita” e coesa da parte dei Paesi della regione nel far fronte alle sfide e ai pericoli. Gli Emirati, tradizionalmente sunniti e alleati all’Arabia Saudita, non hanno accusato né l’Iran né altri Stati in merito al tentativo di sabotaggio, ed è in corso un’indagine in merito. Nessuno ha rivendicato tale azione, tuttavia due fonti interne al governo statunitense hanno riferito che sarebbe stata Teheran a incoraggiare o i ribelli Houthi o le milizie sciite stanziate in Iraq a portarlo a compimento.

Il capo del Comitato Rivoluzionario Supremo degli Houthi, Mohammed Ali al-Houthi, ha deriso la volontà di Riad di indire i summit arabi, scrivendo su Twitter che il Paese sa “solo come sostenere guerra e distruzione”.

Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, ha sminuito le ipotesi dello scoppio di un conflitto, affermando che il suo Paese non vuole una guerra e aggiungendo che “nessun Paese può avere l’illusione di confrontare l’Iran”. A tale affermazione, sempre domenica, ha fatto eco il capo dei Guardiani della Rivoluzione, Major General Hossein Salami: “Non cerchiamo una guerra, ma non siamo spaventati dall’idea della guerra”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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