Il Niger e il terrorismo

Pubblicato il 18 maggio 2019 alle 6:01 in Approfondimenti Niger

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Il Niger, localizzato nell’area centrale del Sahel, negli ultimi anni, è divenuto sempre più interessato dal terrorismo di matrice islamista. Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito il Paese africano al 23esimo posto nella lista dei 163 Paesi di cui è stato analizzato l’impatto del terrorismo, con un indice pari a 6. I gruppi più attivi nel Paese africano, secondo quanto riferito dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, sono ISIS in the Greater Sahara (ISGS), Movement got Unitiry and Jihad in West Africa (MUJAO), Boko Haram, ISIS-West Africa (ISWA) e Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JMIN), gruppo nato dalla fusione, avvenuta il 2 marzo 2017, della branca saheliana di al-Qaeda nel Magreb Islamcio (AQIM) con al-Mourabitoun, Ansar al-Dina e il Macina Liberation Front.

Per comprendere perché il Niger è così esposto al terrorismo, occorre ricordare che, da quasi sessant’anni, il Paese vive una situazione di instabilità economica, politica e sociale. Il 3 agosto 1960, il Niger si è reso indipendente dal dominio coloniale francese e, da allora, la strategia adottata dai governi nazionali si è concentrata sulla modernizzazione dell’economia, puntando, in particolare, sullo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie. Nonostante gli sforzi, il Niger continua a essere definito uno dei Paesi più poveri del mondo dalle Nazioni Unite. Le sue difficoltà sono aggravate dagli scontri tra il governo locale, con a capo il primo ministro Brigi Rafini, in carica dall’aprile 2011.

Dal momento che i confini del Niger sono scarsamente controllati, vengono attraversati facilmente dai gruppi terroristici. Boko Haram e ISWA penetrano nel territorio nigerino dal Sud-Est, in prossimità delle frontiere con il Ciad e la Nigeria, che sono particolarmente porose, per compiere attacchi contro le forze di sicurezza nella regione di Diffa. I gruppi affiliati ad al-Qaeda e all’ISIS, invece, entrano in Niger da Ovest, attraversando i confini dal Mali, Burkina Faso, Libia e Algeria, arrivando nella regione di Tillabery. Oltre che dai terroristi, i confini nigerini sono terreno fertile anche per il contrabbando e i traffici di armi, che circolano poi in tutto il resto del Paese.

L’ultimo attacco terroristico che ha colpito il Niger si è verificato il 14 maggio ed è stato rivendicato dall’ISIS. In tale data, uomini armati hanno ucciso almeno 17 soldati nigerini in un’imboscata presso il villaggio di Tongo Tongo, vicino al confine con il Mali. Altri 11 soldati, invece, risultano ancora dispersi. Tongo Tongo è la località dove il 4 ottobre 2017 hanno perso la vita 4 membri delle forze speciali statunitensi e 4 ufficiali dell’esercito nigerino, per mano dei combattenti di ISIS West Africa, che ha rivendicato l’attacco nel gennaio 2018

Dal 2012 al 2017, il governo americano ha speso circa 240 milioni di dollari in programmi di assistenza, antiterrorismo e anti-estremismo per aiutare le forze del Niger. Dal 2018, è in corso in Niger una missione militare italiana, autorizzata dal Parlamento il 17 gennaio di quell’anno. Ad oggi, come si legge sul Ministero della Difesa, sono presenti nel Paese africano circa 470 militari, 130 mezzi terrestri e 2 mezzi aerei. La missione ha un duplice obiettivo. Il primo è quello di supportare, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel (Niger, Mali, Mauritania, Chad e Burkina Faso), lo sviluppo delle Forze di sicurezza nigerine (Forze armate, Gendarmeria Nazionale, Guardia Nazionale e Forze speciali della Repubblica del Niger) per l’incremento di capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza. Il secondo obiettivo, invece, è quello di concorrere alle attività di sorveglianza delle frontiere e del territorio e di sviluppo della componente aerea della Repubblica del Niger.

La legge del Niger criminalizza gli atti di terrorismo servendosi di strumenti internazionali. Le forze dell’ordine e i servizi di sicurezza nigerini sono stati attivamente coinvolti nell’individuazione, deterrenza e prevenzione di atti di terrorismo sul territorio nigerino, ma hanno sofferto di manodopera, finanziamenti e attrezzature insufficienti. Le indagini antiterrorismo in Niger sono principalmente di competenza del Servizio centrale per la lotta contro il terrorismo (SCLCT), un organismo che comprende rappresentanti della polizia nazionale nigerina, della guardia nazionale e della gendarmeria. La condivisione delle informazioni è avvenuta tra le forze dell’ordine di SCLCT.

Il controllo dei confini costituisce una delle principali sfide per la sicurezza. Attraverso il Fondo di emergenza per la sicurezza globale degli Stati Uniti, un programma di collaborazione tra i dipartimenti statunitensi di Difesa, Giustizia e Stato, Niger, ha sviluppato una strategia nazionale per la sicurezza delle frontiere e il relativo piano di attuazione. Le autorità di Niamey continuano a servirsi di elenchi di controllo del terrorismo rudimentali, che condividono con i servizi di sicurezza e i posti di controllo alle frontiere. Il governo del Niger sottopone i viaggiatori a screening, utilizzando il Sistema di confronto e valutazione sicuro per l’identificazione personale (PISCES) fornito dagli Stati Uniti.

Nel 2017, lo SCLCT ha arrestato 250 sospetti terroristi con accuse che includevano la pianificazione di atti di terrorismo, l’associazione con un’organizzazione terroristica, il reclutamento e il finanziamento del terrorismo. I tribunali hanno processato o licenziato circa 550 casi di terrorismo. Circa 1.100 sospetti terroristi sono rimasti in detenzione in attesa di processo alla fine dell’anno. Mentre la legge proibisce la tortura e il trattamento degradante, ci sono state indicazioni che i funzionari della sicurezza sono stati talvolta coinvolti in abusi o danni a detenuti sospettati di attività terroristiche.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, il Niger fa parte dell’Inter-Governmental Action Group contro il riciclaggio di soldi nell’Africa occidentale, della Financial Action Task Force regionale, del West African Economic and Monetary Unione e, infine, dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. Per di più, il Niger ha adottato una regolamentazione volta a congelare i conti bancari di tutti gli individui sospettati di avere legami con il terrorismo internazionale. Nonostante gli sforzi, Niamey continua a dover affrontare diverse sfide, dal momento che la circolazione di denaro è difficile da controllare.

In materia di contrasto all’estremismo violento, il governo del Niger, attraverso l’Alta Autorità per il consolidamento della pace e il Ministero degli Interni, ha focalizzato l’attenzione sull’elaborazione di alcuni programmi, sebbene i partner internazionali e le organizzazioni non governative abbiano guidato gran parte di tale programmazione. A maggio 2017, l’Università di Diffa ha ospitato un Simposio internazionale sulla de-radicalizzazione e il reinserimento. Il ministero degli Interni ha organizzato una conferenza nazionale ad alto livello, “Estremismo violento e gioventù in Niger”. Alla fine di dicembre 2016, il Ministro degli Interni ha annunciato una politica di amnistia per i combattenti di Boko Haram e ISWA che desideravano disertare. Nel 2017, 172 ex combattenti e non combattenti affiliati hanno ufficialmente disertato, con 167 alloggiati in un campo governativo nella regione di Diffa. Il governo del Niger non ha presentato un piano formale di reintegrazione per gli ex combattenti entro la fine del 2017.

Nell’ambito della cooperazione internazionale e regionale, dal 2017, il Niger fa parte della coalizione globale a guida americana che bombarda lo Stato Islamico. All’inizio dello stesso anno, insieme a Burkina Faso e Mali, il governo di Niamey hanno firmato un accordo per creare l’autorità Liptako-Gourma, al fine di dirigere alcune operazioni di sicurezza in prossimità dei confini tra i tre Paesi, particolarmente interessati dalle attività dei gruppi legati ad al-Qaeda e all’ISIS.

A metà del 2017, tale autorità è stata incorporata nel corpo antiterrorismo G5-Sahel Joint Force, iniziativa lanciata nel febbraio dello stesso anno per contrastare i gruppi jihadisti attivi nell’area africana Nord-occidentale e limitare la crescita dell’estremismo. Il corpo della missione è composto da 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è uno dei principali sostenitori dell’iniziativa. Oltre a ciò, il Niger sta approfondendo la collaborazione di sicurezza con il Ciad e la Nigeria, conducendo operazioni di pattugliamento congiunto nei territori più a rischio.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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