USA-Iran: no alla guerra, ma “inaccettabile escalation di tensioni”

Pubblicato il 17 maggio 2019 alle 9:06 in Iran USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che spera che non ci sarà nessuna guerra con l’Iran. Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha denunciato un’inaccettabile escalation delle tensioni portata avanti da Washington. 

Le dichiarazioni sono state rilasciate giovedì 16 maggio. Trump ha parlato di Iran durante un incontro con il presidente svizzero, Ueli Maurer. Il Paese, in passato, ha fatto da tramite diplomatico tra Teheran e Washington. Quando al presidente americano è stato chiesto se gli USA si stavano dirigendo verso una guerra con Teheran, Trump ha risposto: “Spero di no”. Maurer e il Trump hanno quindi discusso “di una serie di questioni internazionali, comprese le crisi in Medio Oriente e in Venezuela”, si legge in una dichiarazione della Casa Bianca. “Il presidente Trump ha espresso la sua gratitudine per il ruolo della Svizzera nel facilitare la mediazione internazionale e le relazioni diplomatiche”, continua il testo.

Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha respinto la possibilità di negoziare con Washington. Parlando da Tokyo, Zarif ha dichiarato che Teheran agirà con cautela, a seguito del recente dispiegamento di forze militare statunitense nella regione del Golfo. “Riteniamo che l’escalation degli Stati Uniti sia inaccettabile e inascoltata”, ha denunciato ai giornalisti, durante una conferenza stampa nella capitale giapponese, dove si  è recato per incontrare i funzionari nipponici. “Noi esercitiamo la massima moderazione, nonostante il fatto che siano stati gli Stati Uniti a ritirarsi dal JCPOA, lo scorso maggio”, ha aggiunto, riferendosi all’accordo sul nucleare del 2015. Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. L’intesa prevedeva la fine delle sanzioni contro Teheran in cambio di alcune limitazioni nell’arricchimento dell’uranio. 

Inoltre, sempre giovedì 16 maggio, in una lettera pubblicata dal National Iranian American Council, i firmatari si sono rivolti al Segretario di Stato, Mike Pompeo, e al Consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton. Nel documento i due funzionari sono stati accusati di aver innescato “l’inutile conflitto” con l’Iran. “Bolton ha cercato a lungo di riportare gli Stati Uniti e l’Iran in guerra e non ha remore a manipolare l’intelligence per portare avanti il suo piano da falco”, si legge nella lettera. “Sotto la sorveglianza di Bolton, l’amministrazione Trump sta ripetendo il gioco di George W. Bush nella guerra con l’Iraq”, continua il documento.

Il rapporto tra USA e Iran è estremamente teso da quando gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015, l’8 maggio 2018. Di conseguenza, Washington ha reimposto una serie di misure punitive contro la Repubblica Islamica, che si sono fatte progressivamente più pesanti. Il mese di aprile 2019 ha visto una nuova escalation delle tensioni tra Washington e Teheran. Il 23 aprile, il Ministero del Petrolio ha denunciato nuovi attacchi americani. Ciò faceva riferimento alla decisione statunitense, annunciata il 22 aprile, di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. Gli USA assicuravano, però, che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero aumentato la produzione per mantenere stabile l’output e il prezzo del greggio. In risposta, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz. Allo stesso tempo, il ministro iraniano del Petrolio aggiunse che i Paesi del Golfo stavano sovrastimando le loro capacità di produzione petrolifera. 

Il mese di maggio è stato ancora più teso. Il 6 maggio, Bolton ha riferito che gli Stati Uniti stavano schierando la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Due giorni dopo, l’8 maggio, Teheran ha annunciato che non avrebbe più rispettato tali limitazioni imposte dal JCPOA, a causa della crescente pressione americana contro la Repubblica Islamica e del mancato intervento dei Paesi europei a tale riguardo. A complicare ulteriormente il quadro, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno subito una serie di attacchi contro mezzi navali e infrastrutture legate alla produzione di greggio nel Golfo Persico, nelle giornate del 13 14 maggio. Le forze ribelli sciite yemenite, gli Houthi, tradizionalmente sostenuti dalla Repubblica Islamica nella loro rivolta, hanno rivendicato la responsabilità degli assalti. Teheran ha, tuttavia, affermato di non essere coinvolta in nessun modo in tali eventi. Infine, mercoledì 15 maggio, Washington ha ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare l’Iraq, poiché la situazione era troppo tesa. In tale complesso contesto, quindi, le dichiarazioni di giovedì 16 maggio rassicurano la comunità internazionale, estremamente preoccupata da questa crescente conflittualità tra Washington e Teheran. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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