L’Italia non teme le sanzioni europee, ma è allarme spread

Pubblicato il 17 maggio 2019 alle 13:58 in Europa Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha smentito l’intenzione del governo italiano di portare il debito pubblico al 140% sul PIL, ma dichiara di non essere preoccupato dalle sanzioni europee. Bankitalia, intanto, lancia l’allarme spread.

Di Maio, che ricopre anche il ruolo di vicepremier, ha riferito che prevede grandi cambiamenti a Bruxelles e non è preoccupato di uno scontro con la Commissione, in caso di violazione dei parametri fiscali europei. “Dopo il voto, questa Europa non esisterà più”, ha dichiarato Di Maio, riferendosi alle elezioni per il Parlamento dell’Unione, previste tra il 23 e il 26 maggio. Il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, aveva affermato il 14 maggio che, se necessario, Roma deve essere disposta a violare i parametri europei per combattere la disoccupazione. Da parte sua, Di Maio ha rassicurato i mercati, dichiarando che il governo non ha intenzione di portare il debito pubblico del Paese al 140% del PIL, come suggerito da Salvini. Nell’ultima stima, l’Eurostat ha certificato l’aumento di tale indicatore, che nel 2018 è salito al 132,2% rispetto al PIL, dal 131,4% del 2017. Tuttavia, sul tale tema, Salvini porta avanti una posizione diversa rispetto a quella di Di Maio. Il ministro dell’Interno ha dichiarato che Roma dovrebbe essere disposta ad aumentare il debito e a sfondare il vincolo del 3% sul deficit, la differenza tra entrate e uscite annuali di uno Stato. Tale vincolo è stato prima imposto dall’UE ai sensi del Trattato di Maastricht del 1992 e poi adottato come parametro fiscale nel Patto di stabilità e crescita, un accordo europeo siglato nel 1997.

Le ultime dichiarazioni del governo hanno riacceso i timori per un nuovo aspro confronto tra l’Italia e l’Unione Europea sul rispetto dei parametri fiscali. Già nell’autunno del 2018, in sede di discussione e approvazione dell’ultima legge di bilancio del governo Lega-Cinque Stelle, i rappresentanti italiani si sono scontrati con la Commissione Europea. Roma proponeva una spesa pubblica che avrebbe inciso molto sul debito e le autorità europee minacciavano di non approvare il bilancio, a causa della scarsa sostenibilità del budget italiano. Il braccio di ferro si è concluso con una riduzione della spesa pubblica italiana, con la promessa di scongelare ulteriori risorse se i parametri economici e finanziari fossero migliorati. I timori per il deficit dell’Italia sono riemersi a seguito di una previsione della Commissione Europea che vede il deficit di Roma superare il tetto del 3%, nel 2020. In caso di sforamento scatterebbe una procedura per indebitamento eccessivo e, in caso di mancato risanamento del bilancio, lo Stato sarebbe sottoposto a sanzioni. 

Allo stesso tempo le dichiarazioni del governo hanno influenzato i mercati e Bankitalia ha lanciato l’allarme spread, il 16 maggio. Il differenziale tra Btp decennali e Bund tedeschi ha superato i 270 punti base, secondo il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Tale cifra rappresenta “più del doppio del livello di inizio 2018, prima delle elezioni politiche”. Il governatore ha sottolineato che un debito alto “espone l’italia alla volatilità del mercato finanziario”. Questa situazione causa un aumento dei tassi d’interesse che andrebbe a incidere “inevitabilmente” sulla spesa, secondo Bankitalia. “Il deterioramento delle prospettive internazionali ha avuto un forte impatto negativo sull’economia italiana: l’attività economica si è progressivamente indebolita nel 2018, registrando una leggera contrazione – una cosiddetta recessione tecnica, nella seconda metà dell’anno”, ha affermato Visco. La situazione è stata aggravata dal calo della fiducia delle imprese e dal rallentamento della Germania, le cui previsioni di crescita si attestano sullo 0.5%, la seconda stima più bassa dopo Roma.

Infine, le parole di Di Maio arrivano due settimane dopo l’annuncio che l’Italia, che rimane la terza economia dell’area euro, era riuscita ad uscire dalla recessione, nel primo trimestre del 2019. La crescita, in questo caso, era stata stimolata da un forte aumento delle esportazioni all’estero. Tuttavia, era già stato annunciato che il trend positivo sarebbe potuto non durare. “Questo risultato è sicuramente una buona notizia per l’economia italiana, ma le recenti analisi, come gli indicatori di fiducia Istat, suggeriscono che nel secondo trimestre di quest’anno la crescita italiana continuerà a ristagnare” ha dichiarato Nicola Nobile, economista di Oxford, citato dal Financial Times. Nonostante l’espansione, la produzione italiana rimane ancora del 5% al di sotto del suo livello del 2008. La lenta crescita economica del Paese mina le possibilità di ridurre l’ampio rapporto tra debito pubblico e PIL. Tale rapporto rimane il secondo più grande dell’Unione Europea, dopo la Grecia.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.