La Gran Bretagna aumenta lo stato di allerta per le proprie forze in Medio Oriente

Pubblicato il 17 maggio 2019 alle 10:05 in Medio Oriente UK

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Alla luce della crescente minaccia iraniana, il Regno Unito ha sollevato ulteriormente lo stato di allerta per le proprie forze militari ed i diplomatici in Iraq, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar.

Dal Ministero della Difesa britannico arriva la dichiarazione: “Monitoriamo costantemente la sicurezza di tutto il personale e delle forze schierate. In quella parte del mondo, il Regno Unito e le forze alleate stanno affrontando diverse minacce. Per tale motivo, stiamo attuando una serie misure. Il nostro Paese ha da tempo espresso chiaramente le proprie preoccupazioni circa il comportamento destabilizzante nella regione da parte dell’Iran”.

Dall’altro lato dell’oceano, arrivano invece segnali di apertura. Il presidente americano, Donald Trump, ha rifiutato le critiche di chi ritiene che sia a favore di una “guerra che potrebbe costare caro alle proprie tasche”. L’amministrazione americana si è detta disponibile a un confronto diplomatico con i funzionari iraniani e a negoziazioni con i rappresentanti del governo di Teheran, affinché venga raggiunta una soluzione ai contrasti esistenti.

Tuttavia, come riportato dal al- Arabiya, il clima di crescente preoccupazione nel Regno Unito scaturisce dall’escalation degli eventi delle ultime settimane tra Stati Uniti e Iran. Tra questi, la visita a sorpresa a Baghdad del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, dello scorso 6 maggio, dopo che l’Intelligence aveva messo in guardia su possibili attacchi missilistici contro l’esercito americano da parte di milizie irachene alleate all’Iran. Come riportato da una fonte militare irachena, con tale visita gli USA volevano assicurarsi che l’Iraq fosse in grado di proteggere gli americani presenti nel Paese ed i propri interessi. Nell’occasione, Pompeo aveva chiesto alle forze irachene di tenere sotto controllo i gruppi armati filo-iraniani sempre più attivi nel territorio iracheno, e di riportarli sotto il controllo delle autorità principali. In caso contrario, ha specificato il segretario americano, gli USA sarebbero pronti a rispondere con forza ed in modo diretto, senza chiedere l’autorizzazione di Baghdad.

Fonti attendibili irachene hanno rivelato che, secondo alcune intercettazioni rilevate dalla Casa Bianca, i gruppi militari iracheni in questione avevano posizionato i propri membri in alcuni punti sensibili. Da parte loro, gli Stati Uniti hanno interpretato l’azione come una provocazione.

Lo scenario delle relazioni tra USA ed Iran è stato caratterizzato da tensioni sempre più crescenti nell’ultimo anno. L’evento culminante è stato il ritiro da parte statunitense dall’accordo sul nucleare con l’Iran, avvenuto l’8 maggio 2018, per volere di Trump. Tale mossa ha comportato la re-imposizione di serie di sanzioni contro Teheran, che sono state incrementate nel corso dell’anno passato, portando ad un peggioramento significativo delle relazioni bilaterali tra i due Paesi.

Negli ultimi mesi, le tensioni si sono inasprite. Il 23 aprile, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz e il Ministero del Petrolio ha comunicato di essere pronto ad affrontare i nuovi attacchi americani. Successivamente, l’8 maggio, ad un anno di distanza dall’uscita dal patto nucleare, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana. Teheran, da parte sua, oltre a dichiarare di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio, ha affermato che la presenza americana nel Golfo “non è una minaccia bensì un obiettivo”. Più semplicemente, ha riferito un ufficiale iraniano, gli Stati Uniti non rappresentano un pericolo per Teheran, ma un bersaglio da colpire.

Infine, il 13 e 14 maggio, si sono verificati attacchi e atti di sabotaggio contro petroliere e altri mezzi navali appartenenti all’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, con ingenti conseguenze sull’economia dei Paesi interessati.

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di Redazione

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