Egitto: operazione contro l’ISIS nel Sinai, 47 jihadisti uccisi

Pubblicato il 17 maggio 2019 alle 10:59 in Africa Egitto

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Quarantasette jihadisti e 5 soldati egiziani sono morti durante un’operazione militare nella penisola del Sinai, dove le autorità del Cairo stanno combattendo contro lo Stato Islamico.

I militanti dell’ISIS che sono stati uccisi erano in possesso di “armi di diverse marche, munizioni, ordigni esplosivi”, secondo una dichiarazione delle forze armate egiziane. L’operazione è stata effettuata nel Sinai settentrionale e centrale e fa parte di un ampio piano volto alla protezione dei confini dell’Egitto, nel quale sono già stati arrestati 158 “criminali”, non meglio specificati. Le forze armate hanno anche neutralizzato 385 ordigni esplosivi che erano destinati ad attentati contro le autorità del Paese. L’esercito non ha specificato quando quest’ultima operazione ha avuto luogo, ma ha riferito che i combattimenti facevano parte dei “recenti sforzi” del Cairo contro gruppi armati jihadisti.

La penisola del Sinai, nel nord-est del Paese Nord-Africano, è una zona prevalentemente desertica dove si nascondono ancora cellule dell’ISIS. Questa rappresenta l’epicentro delle violenze in Egitto. Nel febbraio 2018, l’esercito del cairo ha lanciato un’operazione a livello nazionale contro tutti i gruppi armati presenti nella regione, concentrandosi principalmente sulla parte settentrionale del Sinai. Circa 650 combattenti e 45 soldati hanno perso la vita in tale offensiva, secondo quanto hanno riferito le forze armate. Non sono disponibili dati di altre fonti, poiché la zona non è accessibile ai giornalisti. Gli attacchi contro le forze dell’ordine e gli obiettivi civili sono aumentati a seguito della destituzione del presidente egiziano democraticamente eletto, Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013. Morsi è stato sostituito dall’ex generale dell’esercito, Abdel Fattah Al-Sisi. Il nuovo presidente si è presentato al Paese come baluardo contro il “terrorismo” e ha promesso una nuova stabilità all’Egitto e alla regione contro l’estremismo islamico.

Da quel momento, le autorità del Cairo hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, un movimento politico transnazionale di cui Morsi è un esponente. La sezione egiziana del partito è stata dichiarata organizzazione terroristica dal Cairo, nel dicembre 2013. A seguito di un incontro con Al-Sisi, anche l’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, sta valutando l’ipotesi di inserire la Fratellanza nella lista delle organizzazioni terroristiche. Tale etichettatura risulterebbe in pesanti sanzioni contro il movimento politico islamico, diffuso in tutto il Medio Oriente. Tuttavia, la possibilità di attuare una tale misura ha suscitato un acceso dibattito all’interno dell’amministrazione statunitense. 

La maggior parte di coloro che si oppongono a tale etichettatura sostiene che il movimento politico non soddisfi i criteri per essere definito un’organizzazione terroristica. Il gruppo ha una diffusione geografica molto ampia e si differenzia enormemente in base al luogo. Diversi partiti politici in Paesi come la Tunisia e la Giordania si considerano parte della Fratellanza Musulmana o hanno legami con essa, ma sono movimenti totalmente pacifici e prendono le distanze da qualsiasi tipo di estremismo. Un altro timore diffuso è quello di incrinare ulteriormente i rapporti tra USA e Turchia, il cui presidente, Recep Tayyip Erdogan, è un fedele sostenitore della Fratellanza.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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