Corbyn al premier britannico May: non ci fidiamo di te, no all’accordo sulla Brexit

Pubblicato il 17 maggio 2019 alle 17:19 in Europa UK

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Il leader laburista, Jeremy Corbyn, ha scritto al premier britannico, Theresa May, venerdì 17 maggio, per informarla che i colloqui sulla Brexit, iniziati il 3 aprile, non andranno lontano. Una fonte anonima dello stesso partito ha dichiarato che ci sono “zero possibilità” che si raggiunga un accordo.

“Non siamo stati in grado di colmare importanti lacune politiche tra noi”, ha riferito Corbyn. “Ancora più cruciale, la crescente debolezza e instabilità del tuo governo mostra che non ci possiamo fidare di ciò che ci garantisci”, ha aggiunto. Il leader del partito laburista ha confermato che si opporrà all’accordo che la May presenterà al parlamento inglese, in una data da definire, nei primi giorni di giugno. “Al momento non ci sono zero possibilità di raggiungere un accordo”, aveva dichiarato, poco prima, un fonte interna al partito in condizioni di anonimato. “Non possiamo fare un accordo con un governo che sta per crollare”, aveva aggiunto.

Tre anni dopo che la Gran Bretagna ha votato per lasciare l’Unione Europea, rimane poca chiarezza su quando, come e anche se la Brexit accadrà veramente. Questo ha spinto alcuni membri del partito della May a chiedere che sia portato avanti un nuovo approccio, tramite la nomina di un nuovo primo ministro. Da parte sua, la May ha promesso di dimettersi dopo che il suo accordo sulla Brexit sarà stato approvato. Molti parlamentari del partito conservatore ritengono invece opportuno che il premier si dimetta in caso di una quarta bocciatura della sua proposta di accordo. Altri esponenti politici hanno chiesto, invece, dimissioni immediate.  

“Il primo ministro è determinato a garantire la nostra uscita dall’Unione Europea”, ha affermato Graham Brady, presidente di un’importante commissione parlamentare britannica, a seguito di un incontro tra l’esecutivo della sua commissione e il premier May. Tale colloquio è stato descritto come “uno scambio molto franco”. Di fronte allo stallo politico inglese, si era prospettata l’opzione di un nuovo referendum, che però non è particolarmente gradita ai conservatori. Le voci a tale proposito sono aumentate a seguito della decisione del Consiglio Europeo di garantire altri 6 mesi a Londra per organizzare l’uscita. Chiunque sarà il primo ministro, la Gran Bretagna avrà tempo fino al 31 ottobre, per prendere una decisione definitiva riguardo al rimanere o meno nell’Unione.

Molti hanno sostenuto che il rinvio della Brexit potesse mettere in dubbio l’intero processo di uscita. Proprio alla luce del recente impasse politico in Gran Bretagna, l’EU avrebbe preferito un rinvio a lungo termine. Si ritiene, infatti, che il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, abbia proposto un’estensione di un anno, che poteva essere ridotta, in caso il Regno Unito avesse ratificato un accordo, in tempi minori. Questa opzione, chiamata “flextension” (da un’unione delle parole inglesi estensione e flessibilità), è stata esclusa a favore di un compromesso a medio termine. La cancelliera tedesca,  Angela Merkel, ha insistito sul fatto che la Gran Bretagna non sarà cacciata fuori dall’Unione e che un’uscita senza accordo deve essere evitata, finchè possibile. 

di Redazione

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