Trump e lo stato di emergenza nazionale per le telecomunicazioni: bandita Huawei

Pubblicato il 16 maggio 2019 alle 16:41 in Cina USA e Canada

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La decisione degli Stati Uniti di inserire l’azienda cinese, Huawei, nella lista nera delle società potenzialmente rischiose per la sicurezza nazionale americana sta ulteriormente peggiorando i difficili rapporti con la Cina.  

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per quanto riguarda le reti di telecomunicazione, il 15 maggio. Con un ordine esecutivo ha poi autorizzato il Dipartimento per il Commercio ad aggiungere la Huawei Technologies Co. Ltd. alla lista delle aziende con cui le società americane non dovrebbero fare affari, per ragioni di sicurezza. Il Dipartimento ha riferito di aver attuato questa politica perché Huawei “è impegnata in attività contrarie agli interessi relativi alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti”.

Huawei è il più grande produttore al mondo di apparecchiature per le telecomunicazioni e ha una stretta relazione con il governo cinese. Gli Stati Uniti avevano già lanciato un appello ai Paesi di tutto il mondo, chiedendo loro di non affidare ad Huawei lo sviluppo delle loro reti 5G. Secondo i funzionari per la sicurezza nazionale americana, i legami di Huawei con il governo della Repubblica Popolare e le recenti leggi cinesi, che impongono alle imprese di assistere il governo nella raccolta di informazioni, ne fanno un venditore inaffidabile. Il timore dell’amministrazione americana è che l’azienda cinese porti avanti operazioni di spionaggio nei vari Paesi in cui opera. 

Tali preoccupazioni derivano dalla storia dell’azienda. La compagnia fu fondata nel 1987 da Ren Zhengfei, che aveva precedentemente prestato servizio per circa 20 anni nell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), in una divisione specializzata in tecnologia militare. L’azienda cinese, nata con uno staff di 3 persone, si è evoluta fino a rappresentare oggi un colosso multimiliardario. Secondo quanto riporta il Washington Post, Ren potrebbe aver mantenuto stretti legami con il PLA e si sospetta che l’ex vicepresidente di Huawei fosse un funzionario del Ministero della sicurezza dello Stato, la principale agenzia di intelligence cinese.

La decisione statunitense arriva in un momento caratterizzato da estreme tensioni tra Pechino e Washington. Il 13 maggio, la Cina ha annunciato che aumenterà le tariffe su una serie di prodotti provenienti dagli Stati Uniti, per un totale di 60 miliardi di dollari. Tuttavia, il 10 maggio, gli Stati Uniti avevano per primi imposto una serie di nuovi dazi sui prodotti cinesi, per un valore di 200 miliardi di dollari. Queste sono le ultime mosse nella guerra commerciale in atto tra le due potenze, cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni cinesi rispettivamente di acciaio e alluminio, per costringere Pechino a modificare il proprio atteggiamento, ritenuto estremamente scorretto, sui mercati globali.

La Cina ha risposto applicando a sua volta misure protezionistiche e l’amministrazione Trump ha reagito aumentando i dazi e i prodotti tassati. Oggi dopo più di un anno di guerra commerciale, le tariffe americane sono arrivate a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti e appare sempre più difficile che i due Paesi raggiungano un accordo e mettano fine alla più grande guerra commerciale della storia recente. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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