Theresa May si dimetterà dopo la prossima votazione dell’accordo sulla Brexit

Pubblicato il 16 maggio 2019 alle 18:00 in Europa UK

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ll primo ministro britannico, Theresa May, stabilirà una data per le sue dimissioni, all’inizio di giugno, dopo l’ultimo tentativo di ottenere l’approvazione del suo accordo sulla Brexit da parte del Parlamento inglese.

È quanto ha riferito Graham Brady, esponente di punta del partito conservatore britannico. Tre anni dopo che la Gran Bretagna ha votato per lasciare l’Unione Europea, rimane poca chiarezza su quando, come e anche se la Brexit accadrà veramente. Questo ha spinto alcuni membri del partito della May a chiedere che sia portato avanti un nuovo approccio, tramite la nomina di un nuovo primo ministro. Da parte sua, la May ha promesso di dimettersi dopo che il suo accordo sulla Brexit sarà stato approvato. La dichiarazione di Brady del 16 maggio, tuttavia, mostra come molti parlamentari del partito conservatore ritengano che sia opportuno che lei si dimetta in caso di una quarta bocciatura della sua proposta di accordo. La prossima votazione è infatti prevista per giugno. Altri esponenti politici hanno chiesto, invece, dimissioni immediate.  

“Il primo ministro è determinato a garantire la nostra uscita dall’Unione Europea”, ha affermato Graham Brady, presidente di un’importante commissione parlamentare britannica, a seguito di un incontro tra l’esecutivo della sua commissione e il premier May. Tale colloquio è stato descritto come “uno scambio molto franco”. Di fronte allo stallo politico inglese, si era prospettata l’opzione di un nuovo referendum, che però non è particolarmente gradita ai conservatori. Le voci a tale proposito sono aumentate a seguito della decisione del Consiglio Europeo di garantire altri 6 mesi a Londra per organizzare l’uscita. Chiunque sarà il primo ministro, la Gran Bretagna avrà tempo fino al 31 ottobre, per prendere una decisione definitiva riguardo al rimanere o meno nell’Unione.

Molti hanno sostenuto che il rinvio della Brexit potesse mettere in dubbio l’intero processo di uscita. Proprio alla luce del recente impasse politico in Gran Bretagna, l’EU avrebbe preferito un rinvio a lungo termine. Si ritiene, infatti, che il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, abbia proposto un’estensione di un anno, che poteva essere ridotta, in caso il Regno Unito avesse ratificato un accordo, in tempi minori. Questa opzione, chiamata “flextension” (da un’unione delle parole inglesi estensione e flessibilità), è stata esclusa a favore di un compromesso a medio termine. La cancelliera tedesca,  Angela Merkel, ha insistito sul fatto che la Gran Bretagna non sarà cacciata fuori dall’Unione e che un’uscita senza accordo deve essere evitata, finchè possibile. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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