Sudan: sospesi i colloqui con i manifestanti per 72 ore

Pubblicato il 16 maggio 2019 alle 11:02 in Africa Sudan

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Il Consiglio militare di transizione del Sudan ha annunciato la sospensione dei colloqui con i leader delle manifestazioni per almeno 72 ore. Intanto, nel centro di Khartoum, le proteste continuano a chiedere che l’esercito ceda il potere a un governo civile.

Almeno 14 persone sono rimaste ferite, quando le forze di sicurezza sudanesi hanno cercato di disperdere i manifestanti che stavano protestando nel centro di Khartoum, il 15 maggio. Le violenze stanno mettendo in pericolo i negoziati tra le due parti, che sembravano essere sul punto di raggiungere un accordo per la formazione di un consiglio sovrano congiunto, militare e civile. Tale esecutivo dovrebbe guidare il Paese africano verso la democrazia per un periodo di tre anni, prima che si riescano a svolgere regolari elezioni. L’esercito e l’opposizione si sono accusati a vicenda per le violenze che si sono verificate mercoledì 15 maggio.

“Riteniamo il consiglio militare responsabile dell’attacco contro i civili”, ha dichiarato Amjad Farid, portavoce dell’Associazione dei professionisti sudanesi (SPA), che ha guidato i mesi di proteste che hanno portato alla rimozione militare del presidente Omar al-Bashir. “Stanno usando gli stessi metodi del precedente regime nel trattare con i manifestanti”, ha aggiunto. Da parte sua, il capo del Consiglio militare di transizione del Sudan, il tenente generale Abdel Fattah al-Burhan, ha accusato i manifestanti di aver rotto l’accordo stipulato precedentemente, che prevedeva un allentamento delle tensioni nelle piazze, durante i negoziati. 

Le proteste in Sudan sono scoppiate il 19 dicembre 2018 e hanno causato enormi sconvolgimenti nel Paese. Le manifestazioni sono diventate più frequenti e raccolgono ancora più persone da quando è iniziato il mese sacro musulmano del Ramadan, il 6 maggio. La tensione è altissima. Le forze di sicurezza sudanesi hanno ucciso 6 persone, tra cui un ufficiale dell’esercito, durante alcuni scontri con i manifestanti, avvenuti nella notte tra il 13 e il 14 maggio. Il capo dell’intelligence militare sudanese, il generale Hudhaifa Abdel Malek, ha negato che le forze di sicurezza siano responsabili degli omicidi, accusando alcuni “infiltrati” non meglio specificati.

Gli organizzatori delle proteste hanno riferito che le forze di sicurezza hanno ucciso circa un centinaio di manifestanti durante i quattro mesi di manifestazioni che hanno portato all’attuale situazione. Gli attivisti hanno fatto sapere che le proteste continueranno finché non verrà formato un governo di transizione regolare, come sancito dalla Dichiarazione della Libertà e del Cambiamento firmata da vari gruppi politici e professionali a gennaio 2019.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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