Putin ha ordinato di sviluppare le forze aerospaziali

Pubblicato il 16 maggio 2019 alle 6:20 in Russia

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Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato la necessità di sviluppare attivamente le forze aerospaziali dell’esercito russo, dal momento che col passare del tempo l’importanza di questo ramo delle forze armate non farà altro che aumentare.

Uno dei compiti più importanti delle forze aerospaziali, secondo quanto dichiarato dal leader russo, è appunto il rafforzamento del livello di controllo dello spazio aereo. Tra le aree che meritano i maggiori sforzi dovrebbe esserci il sistema di difesa missilistica e la contraerea russa, che, come ha osservato il capo di Stato russo, ha confermato il suo valore in Siria.

Putin ha poi sottolineato che la Russia dovrebbe concentrarsi su un sistema di difesa dalle armi ipersoniche prima che questo tipo di armi vengano sviluppate in altri paesi.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti, il presidente avrebbe esplicitamente chiesto di tenere conto nello sviluppo delle forze armate della decisione di Washington di ritirarsi dal trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio in Europa (Trattato INF).

“Ad oggi, il livello di dotazione di equipaggiamenti moderni dell’esercito russo ha raggiunto l’82%”, ha dichiarato il presidente russo in una riunione sulle prospettive di sviluppo dell’industria della difesa nazionale.

In precedenza, il presidente Vladimir Putin ha firmato un decreto che sospende di fatto l’attuazione del Trattato INF fino a quando gli Stati Uniti non elimineranno gli obblighi violati o fino alla risoluzione dell’accordo.

“Per quanto ci riguarda, la sospensione del Trattato è solo una risposta alla decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’accordo”, aveva dichiarato il premier russo Dmitry Medvedev.

Secondo la Russia, dunque, la sospensione del Trattato è stata una risposta necessaria alle azioni di Washington.

Negli ultimi anni, Mosca e Washington si sono regolarmente accusati l’un l’altro di violare il trattato.

Il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) venne siglato l’8 dicembre 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbačëv durante la visita di quest’ultimo a Washington, a seguito del vertice di Reykjavík (11 ottobre 1986) tenutosi tra i due Capi di Stato di USA e URSS.

Il trattato fu il primo frutto del cambio al vertice dell’Unione Sovietica: esso pose fine alla vicenda degli euromissili, ovvero dei missili nucleari a raggio intermedio installati da USA e URSS sul territorio europeo: prima, gli SS-20 sovietici e, in seguito alla cosiddetta doppia decisione della NATO del 1979, i missili americani IRBM Pershing-2 e quelli cruise da crociera BGM-109 Tomahawk.

Il documento non ha vincoli di tempo. Ciascuna parte ha il diritto di uscirne, a patto che venga dimostrata oggettivamente la necessità di tale decisione.

Lo scorso 2 febbraio, il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’inizio della procedura per uscire dal Trattato INF. Secondo quanto dichiarato da Trump, il processo di uscita si concluderà in 6 mesi, a meno che la Russia “non ritorni ad osservare il trattato, distruggendo tutti i suoi missili, le installazioni di lancio ed i relativi equipaggiamenti che violano il trattato”. Nello specifico, Washington farebbe riferimento al razzo russo 9M729, la cui portata violerebbe le disposizioni del trattato.

Da parte sua, Mosca ha ripetutamente definito le accuse di Washington infondate e ha dichiarato di rispettare rigorosamente tutte le condizioni del trattato.

 

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Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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