Petrolio iraniano arriva in Cina, eludendo le sanzioni

Pubblicato il 16 maggio 2019 alle 17:29 in Cina Iran USA e Canada

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Una nave cisterna ha scaricato 130.000 tonnellate di petrolio iraniano, nei pressi della città cinese di Zhoushan, a Sud di Shanghai. La transazione fa parte di un sistema creato per eludere le sanzioni statunitensi. 

La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa Reuters, il 16 maggio, a seguito di un continuo monitoraggio dell’imbarcazione. Il 20 marzo la Reuters aveva già riferito che alcune tonnellate di greggio iraniano erano riuscite a eludere le sanzioni degli Stati Uniti tramite un sistema che prevede il trasferimento di petrolio da nave a nave. Tali transazioni sono state effettuate tramite l’utilizzo di 4 diverse imbarcazioni, una delle quali è conosciuta come Marshal Z, che è stata monitorata per mesi dall’agenzia di stampa. Inoltre, grazie a una serie di documenti falsi, il greggio veniva registrato come proveniente dall’Iraq.

Reuters ha seguito i movimenti della nave cisterna Marshal Z da gennaio ad oggi, utilizzando i dati di tracciamento disponibili tramite un sistema satellitare, quando la nave non si trova fuori portata, in mare aperto. Dal 22 marzo fino all’arrivo al terminal Jinrun, sull’isola di Liuheng della città di Zhoushan, avvenuto l’8 maggio, la nave cisterna ha mantenuto un’immersione costante di 15,9 metri. Ciò indicava un certo peso dell’imbarcazione, relativo al carico che trasportava. Tale dato si è modificato con l’arrivo al terminal di Jinrun, dove il contenuto della nave deve essere stato scaricato, alleggerendo l’imbarcazione. Dal monitoraggio è risultato quindi un minore livello d’immersione, effetto della transazione avvenuta. Inoltre, lo specifico terminal, che è gestito dall’Herun Group, offre la possibilità di immagazzinare carburante senza entrare effettivamente in Cina e quindi senza passare per la dogana cinese.

Tale sistema, scoperto in esclusiva da Reuters, potrebbe rappresentare un metodo di elusione delle sanzioni che gli Stati Uniti hanno imposto all’Iran, a seguito del ritiro unilaterale americano dall’accordo sul nucleare del 2015. Il mese di aprile ha visto una nuova escalation delle tensioni tra Washington e Teheran, per quanto riguarda il commercio di greggio. Il 23 aprile, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz e il Ministero del Petrolio ha comunicato di essere pronto ad affrontare i nuovi attacchi americani. Ciò si riferiva alla decisione statunitense, annunciata il 22 aprile, di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. La Cina era uno di questi, oltre ad essere il maggior importatore di petrolio al mondo. L’8 maggio, Teheran ha quindi annunciato che non avrebbe più rispettato tali limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare del 2015, a causa della crescente pressione americana contro la Repubblica Islamica e del mancato intervento dei Paesi europei a tale riguardo. A complicare ulteriormente il quadro, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, che avrebbero dovuto aumentare la propria produzione di greggio per mantenere stabile il prezzo, hanno subito una serie di attacchi contro mezzi navali e infrastrutture legate alla produzione di petrolio nel Golfo Persico, nelle giornate del 13 e 14 maggio

Nonostante la decisione di aumentare l’immagazzinamento di uranio arricchito, a seguito dell’annuncio dell’8 maggio, le autorità iraniane hanno cercato di rassicurare la comunità internazionale. Teheran è disposta a negoziare nuovi termini per un accordo sul nucleare, ma ha chiesto ai Paesi rimasti nell’intesa del 2015 di intervenire contro le sanzioni americane, che stanno strozzando l’economia già debole del Paese. “Abbiamo l’impressione che l’accordo necessiti di un intervento chirurgico, poichè gli antidolorifici dello scorso anno non hanno avuto alcun effetto”, ha dichiarato il presidente iraniano, Hassan Rouhani, in un discorso televisivo, questa settimana. Inoltre, il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato che la Repubblica Islamica non cerca la guerra con gli Stati Uniti. “Non ci sarà nessuna guerra. La nazione iraniana ha scelto la strada della resistenza”, ha affermato la guida spirituale del Paese. “Sia noi sia loro non cerchiamo la guerra. Lo sanno che non sarebbe nel loro interesse”, ha aggiunto, riferendosi a Washington. Tuttavia, Khamenei ha comunicato che non negozierà un nuovo accordo sul nucleare con gli Stati Uniti. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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