Lo Yemen nella crisi del Golfo: attacchi aerei contro la capitale

Pubblicato il 16 maggio 2019 alle 15:20 in Arabia Saudita Yemen

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Una serie di attacchi aerei ha colpito nei pressi della capitale dello Yemen, Sana’a, giovedì 16 maggio, causando la morte di almeno 6 persone. I raid si sono verificati in seguito alla rivendicazione da parte dei ribelli Houthi dell’assalto contro due stazioni petrolifere dell’Arabia Saudita.

Medici e residenti locali hanno riferito di numerosi corpi recuperati dalle macerie, tra cui quelli di un uomo, una donna e un bambino appartenenti alla stessa famiglia, che sono rimasti uccisi da un attacco. Un’emittente televisiva, controllata dai ribelli sciiti Houthi, ha accusato la coalizione a guida saudita di aver ordinato i bombardamenti. Gli attacchi si sono verificati inizialmente presso la periferia della capitale, nel distretto di Arhab. Successivamente, gli aerei da guerra si sono avvicinati al centro di Sana’a. Tali eventi si verificano due giorni dopo che i ribelli hanno dichiarato di aver effettuato un attacco con droni contro due stazioni di pompaggio di petrolio in Arabia Saudita. La mossa degli Houthi era stata una risposta ai “crimini” commessi contro il popolo yemenita e al continuo assedio da parte dei “Paesi aggressori”. Dietro l’assalto, hanno riferito i ribelli, c’era stato un attento monitoraggio dell’area, grazie anche alla collaborazione di alleati presenti sul posto. L’operazione è risultata nella chiusura dell’oleodotto saudita, con conseguenze dirette sull’economia del Regno. L’attacco è stato definito da Riad “il più grave” dall’inizio della guerra in Yemen. 

La recente escalation sta minando i piccoli passi che le due fazioni avevano fatto verso il dialogo, nell’ultimo mese. L’11 maggio, i ribelli Houthi aveva annunciato che avrebbe dato inizio alla ridistribuzione delle proprie forze, che avrebbe portato alla liberazione dei 3 porti principali dello Yemen. Tale mossa, suggerita e supervisionata dalle Nazioni Unite, aveva l’obiettivo di facilitare l’avvio dei negoziati per trovare una soluzione politica al conflitto in corso. Tuttavia, l’attuale tensione nella regione non favorisce il dialogo tra le parti e fa temere per un ulteriore aumento delle violenze. Il conflitto in Yemen è scoppiato il 19 marzo del 2015 e vede contrapporsi due fazioni: da una parte, i ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran, e, dall’altra, le forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. Stati Uniti e Iran stanno vivendo una fase critica nei loro rapporti, che sono progressivamente peggiorati a partire dall’annuncio del ritiro americano dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio 2018, e la conseguente reintroduzione delle sanzioni USA contro Teheran. Nello specifico, la regione del Golfo ha visto il dispiegamento di mezzi militari statunitensi in funzione anti-iraniana e l’attacco contro alcune imbarcazioni commerciali saudite e degli Emirati che trasportavano petrolio. Le difficili relazioni tra Arabia Saudita e Yemen rischiano di peggiorare a seguito di questo clima di tensione. 

La coalizione a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi, il cui governo è riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi controllano la capitale del Paese, Sana’a, e le più vaste aree popolate dello Yemen, fin dallo scoppio del conflitto. Le Nazioni Unite stanno portando avanti numerosi colloqui con gli Houthi e il governo sostenuto dai sauditi per trovare una soluzione politica a questa tremenda guerra, che continua a seminare morte e che ha ridotto lo Yemen sull’orlo della carestia. Il Paese, a seguito di questi 4 anni di conflitto, rappresenta una delle realtà più povere del mondo. Inoltre, a novembre del 2018, che è stato il mese che ha contato più vittime in Yemen, dall’inizio del conflitto, si sono verificati almeno 2.959 decessi documentati. In totale, dal 2015, più di 13.000 persone sono morte a causa del conflitto, secondo le stime dell’ONU. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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