Trump: l’Iran “soffrirà molto se farà qualcosa di sbagliato”

Pubblicato il 14 maggio 2019 alle 18:37 in Iran USA e Canada

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Il presidente Donald Trump ha avvertito che l’Iran “soffrirà molto se dovesse fare qualcosa di sbagliato”. La dichiarazione arriva a seguito delle rivelazioni rilasciate dall’intelligence statunitense secondo cui Teheran starebbe progettando di attaccare gli interessi statunitensi nella regione.

“Sto ascoltando diverse storie sull’Iran”, ha detto Trump ai giornalisti mentre ospitava alla Casa Bianca il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, lunedì 13 maggio. “Se faranno qualcosa, sarà un errore molto brutto”, ha ribadito il presidente. Gli Stati Uniti hanno già aumentato da giorni la pressione sull’Iran, accusando il governo di Teheran di pianificare attacchi “imminenti” e rafforzando la presenza militare americana nel Golfo. In un avviso pubblicato giovedì 9 maggio, l’Amministrazione Marittima statunitense (MARAD) aveva reso noto che, dall’inizio del mese di maggio, aveva registrato un’aumentata possibilità che l’Iran, o uno dei suoi alleati regionali, potesse sferrare un’offensiva contro gli Stati Uniti e i loro partner, o ai danni dei loro interessi nell’area mediorientale. Un bersaglio sospettato da MARAD sarebbero le infrastrutture adibite alla produzione ed estrazione petrolifera. Anche alcuni ufficiali americani hanno affermato di aver raccolto informazioni secondo cui Teheran starebbe preparando una risposta militare, in primis spostando alcuni missili via mare.

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha rimandato un viaggio a Mosca, previsto lunedì, per dirigersi invece a Bruxelles e discutere della crisi con le sue controparti europee, Gran Bretagna, Francia e Germania. La scorsa settimana Trump si era dichiarato aperto ai colloqui con la leadership iraniana, e lunedì 13 maggio lo stesso Brian Hook, l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Iran, ha ribadito la posizione del presidente. “Riteniamo che l’Iran dovrebbe cercare colloqui anziché minacce, ma al momento stanno scegliendo male perché si stanno concentrando solo sulle minacce”, ha riferito Hook ai giornalisti.

Il clima teso tra USA e Iran è andato peggiorando nel corso dell’ultimo anno. L’8 maggio 2018, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato il ritiro unilaterale dall’accordo, che ha definito “la peggior intesa che Washington abbia mai stipulato”. Il 7 agosto 2018, Washington ha poi annunciato la reintroduzione della prima serie di misure contro l’Iran, che Trump aveva descritto come “le più pungenti di sempre”. Nel corso dei mesi, la Casa Bianca ha ulteriormente aumentato le sanzioni ai danni della Repubblica Islamica. Il consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, John Bolton, ha annunciato, il 6 maggio, che gli USA avevano stanziato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri in Medio Oriente, per inviare un messaggio forte all’Iran sul fatto che ogni attacco agli interessi americani o dei suoi alleati sarà respinto con “forza inesorabile”. Lo schieramento delle forze nella regione ha rappresentato una risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation”, stando a quanto affermato da Bolton. Mercoledì 8 maggio 2019, un anno dopo il ritiro americano, Teheran aveva annunciato che riprenderà l’arricchimento dell’uranio se le potenze mondiali non manterranno le loro promesse. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha specificato che i restanti firmatari dell’intesa, Regno Unito, Francia, Germania, Cina e Russia, hanno 60 giorni per attuare misure a protezione del settore petrolifero e bancario dell’Iran dalle sanzioni statunitensi. In risposta, il 9 maggio, Trump ha lanciato ulteriori nuove dure sanzioni contro Teheran nei settori dell’acciaio, dell’alluminio, del rame e del ferro. 

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Nel frattempo, Russia e Cina hanno accusato gli Stati Uniti di aver costretto l’Iran a tale mossa. Lo stesso ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, ha insistito sul fatto che la decisione dell’Iran è stata provocata dagli Stati Uniti. Zarif ha anche aggiunto che l’Iran manterrà i suoi impegni se i firmatari europei dell’accordo li sosterranno. Da parte sua, la Casa Bianca ha sempre dichiarato che l’obiettivo delle misure restrittive americane è quello di impedire che Teheran continui a finanziare le proprie attività maligne e che smetta di esercitare una forte pressione nella regione. Washington vorrebbe costringere la Repubblica Islamica a negoziare un nuovo e migliore accordo che proibisca qualsiasi sviluppo o acquisto nucleare o missilistico. L’Iran, in risposta, ha condannato l’atteggiamento americano e ha accusato Trump di fare del “terrorismo economico” e di portare avanti una “guerra psicologica” nei confronti di Teheran. In attesa di una risposta dei Paesi che sono rimasti nell’accordo sul nucleare, la tensione tra Medio Oriente e Stati Uniti continua a crescere. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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