Orban in visita ufficiale da Trump: il nazionalismo dall’Europa agli USA

Pubblicato il 14 maggio 2019 alle 11:25 in USA e Canada Ungheria

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha incontrato il primo ministro ungherese, Viktor Orban, per un colloquio individuale, il 13 maggio. A seguito di questo incontro, Washington e Budapest appaiono molto più vicine di quanto lo siano mai state. 

Trump ha elogiato la linea dura dell’Ungheria sull’immigrazione e ha respinto il criticismo nei confronti di Orban. “È un uomo rispettato. So che è un uomo duro, ma è un uomo di rispetto”, ha dichiarato Trump. Quando gli è stato chiesto se fosse preoccupato per la tenuta della democrazia a Budapest, il presidente americano ha risposto: “Probabilmente, come me, è un po’ controverso, ma va bene, va bene”. Secondo alcuni funzionari della Casa Bianca, il colloquio con Orban fa parte di una strategia dell’attuale amministrazione statunitense volta a sostenere il nazionalismo europeo in funzione anti-russa e anti-cinese. Secondo quanto riferisce la CNN, Washington teme che le due potenze stiano guadagnando troppa influenza nella regione e spera che il sovranismo possa ostacolarne l’espansione. Tuttavia, Trump sta coltivando queste nuove partnership a discapito degli alleati statunitensi di lunga data, riferisce l’emittente americana.

In passato, Orban non è stato accolto in maniera particolarmente calorosa a Washington. Durante le amministrazioni di George W. Bush e Barack Obama, i rapporti tra USA e Ungheria sono stati freddi e discontinui. Entrambi i presidenti si erano mostrati preoccupati di fronte ad alcune delle politiche ungheresi, volte a consolidare il potere centrale a discapito di alcune libertà fondamentali. Orban ha visitato per la prima volta la Casa Bianca nel 2001, durante il suo primo mandato come premier. In tale occasione, Bush rifiutò un colloquio individuale con il primo ministro. Dal 2001, il nazionalismo di Orban non ha fatto che crescere. Oggi, il premier lavora per costruire un’Ungheria in cui vive una società omogenea, dove non è permesso l’accesso ai richiedenti asilo e agli altri rifugiati. “Non vogliamo essere diversi”, ha dichiarato, in un discorso pubblico tenuto nel 2018. “Non vogliamo che il nostro colore, le nostre tradizioni e la nostra cultura nazionale si mescolino con quelle degli altri”, ha continuato.

L’attuale amministrazione Trump apprezza particolarmente la posizione dell’Ungheria sul tema dell’immigrazione. Il simbolo della politica di Budapest in tale ambito è la recinzione di filo spinato, costruita al confine con la Serbia, che blocca l’accesso ai migranti che utilizzino tale rotta per entrare in Europa. Tale costruzione ricorda il muro che il presidente Trump intende costruire al confine meridionale degli Stati Uniti e che ha rappresentato uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale. A sottolineare l’intesa tra i due leader, Steve Bannon, ex consigliere di Trump, una volta ha dichiarato che Orban era un “Trump prima di Trump”. “Siamo orgogliosi di essere al fianco degli Stati Uniti nella lotta contro l’immigrazione clandestina e il terrorismo”, ha riferito Orban, dopo l’incontro nello Studio Ovale. “Proteggeremo e aiuteremo le comunità cristiane in tutto il mondo”, ha aggiunto.  

Orbán è stato il primo leader straniero a sostenere Trump nella sua candidatura presidenziale e ha esercitato numerose pressioni, fin dalla sua elezione, per ottenere un incontro bilaterale. Ci sono voluti più di due anni perché ciò accadesse. Secondo la CNN, il ritardo riflette il desiderio di alcuni funzionari di mostrare contrarietà rispetto alle violazioni di numerosi principi democratici portate avanti dall’Ungheria. Un gruppo bipartisan di senatori ha scritto a Trump, venerdì 10 maggio, per “esprimere preoccupazione per la traiettoria democratica discendente dell’Ungheria e per le implicazioni che ciò può avere sugli interessi USA in Europa centrale”. Il documento chiedeva al presidente di sollevare tali questioni durante l’incontro con Orban. I colloqui si sono invece concentrati sulla vendita delle armi e sull’indipendenza energetica, secondo quanto riferiscono alcuni funzionari della Casa Bianca.

“Il punto di questo incontro è semplicemente quello di rafforzare la relazione strategica tra alleati della NATO, Stati Uniti e Ungheria, non necessariamente quello di sradicare ogni questione sull’agenda bilaterale, cosa che abbiamo fatto costantemente negli ultimi due anni”, ha dichiarato un alto funzionario dell’amministrazione Trump, commentando le tematiche trattate nell’incontro. Diversi consiglieri hanno criticato Trump per l’eccessiva simpatia dimostrata per il leader ungherese, poiché tale alleanza potrebbe minare i rapporti con altri Paesi europei. Intanto, in Europa, il Fidesz Party di Orban rimane un’incognita sullo scacchiere europeo, in vista delle prossime elezioni per il Parlamento dell’UE, che si terranno tra il 23 e il 26 maggio. Il partito di Orban è stato sospeso dal Partito Popolare Europeo (PPE), che raccoglie tutti i principali movimenti politici di destra, a causa di violazioni dei principi fondamentali su cui si fonda il progetto europeo. Secondo gli altri partiti di destra dell’Unione, il governo ungherese ha portato avanti politiche che minano lo stato di diritto, la libertà di stampa e i diritti delle minoranze. Il premier ha sempre respinto tali accuse.

Orban ha dichiarato che l’UE ha bisogno di essere governata da leader che si oppongono all’immigrazione clandestina e ha criticato il PPE per non aver appoggiato gli sforzi di quei movimenti politici e sociali di destra che hanno portato avanti una linea dura in questo ambito. Il premier ungherese potrebbe quindi appoggiare la proposta del ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, per la creazione di un nuovo blocco nazionalista in seno al Parlamento Europeo. In questo contesto, Salvini si è recato a Budapest il 2 maggio per incontrare il primo ministro ungherese. I due leader hanno parlato di immigrazione e dell’inadeguatezza dell’Europa in tale ambito. L’appoggio americano al sovranismo europeo rappresenta l’ultimo tassello del complesso mosaico internazionale che va a formare l’attuale arena politica in cui si muovono le potenze occidentali.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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