Droni armati attaccano stazioni petrolifere in Arabia Saudita

Pubblicato il 14 maggio 2019 alle 15:25 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Alcuni droni armati hanno attaccato 2 stazioni di pompaggio di petrolio in Arabia Saudita, martedì 14 maggio, causando l’interruzione della produzione. Si tratta del secondo assalto contro proprietà saudite che operano nel settore del greggio in pochi giorni.

Il ministro dell’Energia del Regno saudita, Khalid al-Falih, ha definito l’accaduto “un atto di terrorismo”, finalizzato a danneggiare la fornitura globale di petrolio. A seguito dell’attacco, in una delle stazioni è scoppiato un incendio, che è stato rapidamente domato. Falih ha rassicurato i compratori internazionali che la produzione di greggio saudita continuerà senza interruzioni. “L’Aramco ha preso misure precauzionali e ha temporaneamente interrotto il funzionamento del gasdotto, poiché sta valutando la situazione e sta lavorando al ripristino delle operazioni nelle stazioni di pompaggio interessate e del gasdotto”, ha riferito il ministro in un comunicato. Saudi Aramco è la compagnia nazionale saudita di idrocarburi, il cui nome deriva dalla contrazione di Arabian American Oil Company. La società è tra le più grandi aziende petrolifere al mondo e rappresenta il più importante finanziatore del governo saudita, che possiede la totalità delle sue azioni. A seguito dell’attacco, Aramco ha confermato che non ci sono stati feriti o vittime.

Secondo le autorità del Regno, questo assalto “dimostra l’importanza di affrontare tutte le organizzazioni terroristiche”. Il gasdotto interessato ha una lunghezza di 1.200 km e trasporta greggio dai principali giacimenti petroliferi orientali dell’Arabia Saudita alla città portuale del Mar Rosso di Yanbu, a ovest. Le stazioni di pompaggio che sono state attaccate sono situate nelle città di Al al-Duwadimi e Afif. L’assalto si è verificato due giorni dopo un tentativo di sabotaggio di 2 petroliere saudite al largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Anche tali eventi sono stati condannati come tentativi di minare la sicurezza delle forniture di petrolio mondiali. Non è ancora chiaro chi siano i responsabili di tali assalti contro le imbarcazioni e le stazioni di pompaggio, ma questi si sono verificati in un periodo di crescenti tensioni nella zona, soprattutto a causa delle difficili relazioni tra Stati Uniti e Iran e del perdurante conflitto in Yemen. I ribelli Houthi dello Yemen hanno precedentemente utilizzato droni armati per effettuare attacchi in Arabia Saudita. 

Il Ministero degli Esteri iraniano ha definito gli episodi “preoccupanti e terribili” e ha chiesto un’indagine sulla questione, il 13 maggio. Il giorno successivo, un parlamentare iraniano, Behrouz Nemati, ha accusato Israele. “Gli eventi che si sono verificati negli Emirati sono stati una malefatta israeliana”, ha dichiarato Nemati, senza specificare le accuse nei confronti dello Stato Ebraico. Da parte sua, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Arabia Saudita, John Abizaid, ha esortato Washington a portare avanti “una reazione ragionevole per evitare il conflitto”. “Dobbiamo fare un’indagine approfondita per capire cosa è successo, perché è successo, e poi fornire risposte ragionevoli che scongiurino la guerra”, ha dichiarato l’ambasciatore ai giornalisti mentre si trovava a Riad. “Un conflitto non è nell’interesse dell’Iran, non è nel nostro interesse e non è nell’interesse dell’Arabia Saudita”, ha aggiunto.

Il rapporto tra USA e Iran è estremamente teso da quando gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015, l’8 maggio 2018. Di conseguenza, Washington ha reimposto una serie di misure punitive contro Teheran. Il 5 novembre 2018, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato il pacchetto di sanzioni più grande di sempre contro l’Iran. Le misure punitive sono poi aumentate durante tutto l’anno e le relazioni bilaterali sono gradualmente peggiorate, con gesti e dichiarazioni provocatorie da entrambe le parti. l’Iran, in questo momento, sta affrontando l’ultima decisione americana di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica.

Alcune autorità iraniane hanno evidenziato il fatto che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti stavano sovrastimando le loro capacità di produzione di greggio. Tali dichiarazioni si riferivano alle aspettative che i due Paesi del Golfo siano pronti a compensare l’eventuale diminuzione dell’offerta mondiale di greggio, causata dalla diminuzione della produzione iraniana, a seguito della fine delle esenzioni e dell’inasprimento delle sanzioni. L’agenzia di stampa Reuters ha riferito che l’Arabia Saudita ha intenzione di aumentare le forniture di petrolio verso l’Europa, per un valore aggiuntivi di 3 milioni di barili, secondo quanto riferito da un funzionario di Aramco, che è voluto rimanere anonimo.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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